La pratica navale stava per l'appunto a fianco di Diana, ad una rispettosa distanza, sotto la forma di un uomo a cui le molte rughe segnate sul viso davano un'età fra i cinquanta e i sessanta, sebbene i capelli neri e lucenti mostrassero la loro ostinatezza nel volerne confessare una quarantina soltanto. Il vecchio teneva la sua berretta in mano; era vestito d'un saio, stretto ai fianchi da una larga cintura di cuoio, donde pendeva una rispettabile daga. A compiere il ritratto, dirò che portava raso il mento e le guancie, come un vecchio nostromo delle Riviere ligustiche; la qual cosa faceva spiccar meglio uno sfregio che dal fronte gli scendeva giù lungo la guancia, e colla sua tinta di rosso acceso mostrava di non essere antico.

— Ecco, — diceva egli, proseguendo un discorso che già durava da un pezzo tra lui e la giovine signora, — si ravvisano già tutte. Le son proprio ventisette, con sei navi per giunta, nè più, nè meno, di quante ne partirono un anno fa, il primo giorno d'agosto. Ecco la Embriaca, madonna; vedete come è superba di portare il vostro gran genitore, il valoroso messer Guglielmo, Testa di maglio! —

Testa di maglio, era il soprannome dato dai genovesi a messer Guglielmo Embriaco, per la sua forza erculea e per l'uso che ne aveva fatto in certo frangente. Si raccontava che nella presa di Gerusalemme, rottasi a lui la spada fra le mani, il forte uomo si gettasse col capo innanzi dove più grande era la ressa dei Saraceni, e colla cervice, rivestita com'era dall'elmo di ferro, rompesse bravamente l'ostacolo.

— Maledetta ferita! — proseguiva il vecchio. — Se ella non mi avesse inchiodato sul letto quando i nostri partivano per la seconda giostra, io ora potrei esser là, di ritorno, con messer Guglielmo, a far la mia buona figura a capo dei balestrieri. I miei compagni tornano da accoccarle a quei cani d'infedeli; io, invece, sono stato qui a mondar nespole.

— Mio povero Anselmo, e non potresti anco avervi lasciato la vita? E che sarebbe allora di tua moglie?

— Mia moglie! — borbottò il vecchio balestriere. — Non è ella al vostro servizio, madonna? D'altra parte non son morto in Antiochia e non c'era pericolo che io morissi poi. Vi so dir io che il colpo era bene assestato. Cane d'un Saracino! Fortuna che ho avuto ancora il tempo a rendergli tre pani per coppia.

— Anselmo, — interruppe Diana, — tu devi conoscere tutte le galere che entrano. Potresti dirmene i nomi?

— Oh perdonate, madonna! Raccontavo le mie prodezze per la millesima volta. Ecco, quella che viene prima delle altre è l'Embriaca. Dietro a lei c'è la Raschiera e la Mallona. Quell'altre due più lontane, verso mezzogiorno, sono la Marina e la Caffara. Quella laggiù, che pare non voglia spiccarsi ancora dal promontorio di Carignano, dev'essere la Pomella. Poverina, è carica d'anni e di gloria! Essa è quella che sette anni addietro ha portato in Terra Santa il conte Goffredo di Buglione, quando il degno uomo è andato a buscarsi quella brutta ceffata dal custode del Santo Sepolcro. Questa poi, a poggia della Mallona, è la Spinola, comandata da vostro cugino, il buon messer Lamberto.

— E non vedi tu.... poichè siamo tra cugini.... non vedi tu la Carmandina?

— Aspettate, ci guardo. Dovrebb'essere quell'altra là.