— Dove?

— La penultima, che vien di conserva con quella di vostro zio, il console Amico Brusco. La riconosco al suo castello di poppa, più rilevato degli altri.

— È una ventura, — soggiunse Diana, quasi parlando a sè stessa, — è una ventura che tutti tornino a casa. Beate le famiglie che vedranno i lor cari!

— Sicuro! — ripigliò il balestriere, sorridendo, — e tra essi il leggiadro Arrigo di Carmandino.

— Anselmo!

— Scusate, madonna, la mia rozza sincerità. Qualche volta mi vien voglia di mordermi la lingua.... e forse sarebbe meglio. Ma che volete? Bisogna che dica pane al pane, io! E non vi ho forse veduta alta tanto e palleggiata sulle mie braccia?

— Sì, mio povero Anselmo, gli è vero, e so che tu ci ami tutti, quanti siamo della nostra casa.

— Tutti, davvero. E come non si avrebbe da voler bene a voi, a messere Guglielmo, vostro padre, a messer Ugo, vostro fratello, e da baciare dove passate?

— Tu dimentichi qualcheduno! — esclamò la fanciulla, con accento di rimprovero, temperato dall'atto amorevole con cui posò la sua bella mano sulla spalla del balestriere.

— Ah sì; messere Nicolao. Che farci, madonna? Gli è un prode cavaliere, non lo nego, ma io non posso mandar giù quel Gandolfo del Moro, che lo ha stregato, coi suoi occhi torvi e i suoi capegli arruffati. —