— Di Arrigo. Egli non ardiva presentarsi qui, non essendo da voi conosciuto, e non ardiva domandarne licenza a nostro padre. Nè io, nè Gandolfo del Moro, che era con me quando Caffaro mi toccò di questo messaggio, avremmo osato parlarne a voi, se la necessità....
— Basta, fratello; — interruppe Diana. — Venga il signore di Caschifellone; mio padre non troverà mal fatto che un prode cavaliero della croce mi rechi le ultime parole, l'ultimo saluto del mio fidanzato. —
Quel medesimo giorno, Caffaro di Caschifellone adempiva l'ufficio pietoso che aveva accennato nel duomo di San Lorenzo al console Pagano della Volta, al fratello di sua madre.
Entrò nelle stanze di madonna Diana atteggiato ad una profonda mestizia, ben sapendo di dover rinnovare un acerbo dolore nell'animo di quella gentil creatura, che egli vedeva per la prima volta, e di cui non aveva mirato mai la più bella.
Imperocchè, lo sapete, la fanciulla degli Embriaci era un miracolo di bellezza, senz'altro. Caffaro, nella sua adolescenza, era vissuto lontano da Genova, nel castello de' suoi padri. Più tardi era passato in Genova, ma presso un congiunto, prete nella chiesa di San Teodoro, il quale lo aveva diligentemente ammaestrato nelle umane lettere, col proposito di farne un chierico. Ma l'uomo propone e il caso dispone. Caffaro di Caschifellone non doveva lasciare ai fratelli Oberto e Guiscardo il carico di continuare la stirpe; era destinato a far parlare di sè nelle istorie della sua patria. Del resto, gli studi fatti presso il suo consanguineo avevano a dare i loro frutti, poichè Caffaro di Caschifellone, soldato, ambasciatore e console, doveva riuscire anche uno scrittore, anzi il primo annalista d'Italia, nell'alba del suo risorgimento.
Tutte queste parole per chiarirvi come e perchè Caffaro di Caschifellone non conoscesse Diana, la perla di casa Embriaca, la bella tra le belle di Genova. Anche visitata così aspramente dalla sventura e abbattuta dalle sue afflizioni, madonna Diana era sovranamente bella, come certe Vergini addolorate, che derivano dalla espressione dell'interno affanno una nuova e più efficace bellezza.
Il giovane, affacciatosi appena all'uscio, e veduta la fanciulla degli Embriaci, avrebbe voluto ritirarsi. Ma era tardi, poichè essa pure aveva veduto lui; donde avvenne che rimanesse estatico a contemplarla.
Tutta nel suo dolore, la fanciulla non si avvide di quella ammirazione, che del resto era improntata d'un ossequio profondo, e gli fe' cenno di avvicinarsi.
— Madonna! — diss'egli, inchinandosi.
— Venite, cavaliere, e non temete di parlarmi liberamente. Son forte, credetelo. E poi, se Arrigo da Carmandino è morto, che altro può egli toccarmi di più? E non deve giungermi come un refrigerio ben meritato, — notò ella mettendosi una mano sul cuore, con gesto d'ineffabile angoscia, — quella parola sua che voi mi portate di Terra Santa?