— Sì, madonna, è vero ciò che voi dite; — rispose il giovane, facendosi animo a compiere l'ufficio suo. — Le ultime parole dei cari estinti sono continuazione del loro affetto ai superstiti. Arrigo da Carmandino, il mio sventurato e glorioso amico, pensava a voi, madonna, pochi istanti prima di abbandonarci. Salivamo ambedue per la medesima scala sulle mura di Cesarea, quando egli, a poca distanza dalla merlata, volgendosi a me, che mi stringevo al suo fianco, mi disse.... Ah, le sue parole mi suonano distinte all'orecchio, come se egli parlasse ancora in questo momento!

— Orbene, messere! Vi disse?....

— «Amico mio, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna Diana che ho pensato a lei nell'ultima ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro Signore, a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore che io le ho portato vivendo.» —

Il viso della fanciulla, cosparso di un pallore mortale al cominciare delle parole di Arrigo, si era a mano a mano trasfigurato. Poi che ebbe finito di riferirle, Caffaro guardò Diana, e gli parve di non aver più davanti a sè una povera donna addolorata, ma una visione celeste; una martire sì, ma raggiante, levata sulle nubi in una gloria di spiriti.

Poco stante, la trasfigurata, la martire, ridiscese sulla terra. Un dubbio le si era affacciato alla mente.

— Avete detto questo a mio fratello Nicolao? — dimandò ella al messaggiero.

— Non rammento, madonna.

— Pensateci, messere; raccogliete i vostri ricordi, ve ne prego! —

E aveva un'aria così soavemente supplichevole, così cara nella sua mestizia, che Caffaro ne fu intenerito.

— Vidi messer Nicolao questa mane; — diss'egli. — Era coll'amico suo Gandolfo del Moro. Udito della vostra tristezza (ben ragionevole, madonna, ed ogni cuore ben nato la intende), accennai al messaggio che avrei avuto da compiere. E questo dissi, lo ricordo bene ora, dopo aver notato che Arrigo aveva il presentimento della sua morte.