— E non altro diceste? non altro?
— No, Messer Nicolao mi rispose che non avrebbe mai osato annunziarmi a voi. Ed io, in verità, non avrei creduto mai d'esser chiamato così presto.
— Oh grazie! grazie pel bene che mi fate! — esclamò Diana, giungendo le palme, quasi parlasse al serafino delle sue veglie verginali. — Tacete, ve ne supplico, tacete quind'innanzi le parole di Arrigo.... segnatamente le ultime.
— Perchè, madonna? — dimandò il giovane, non intendendo il senso di quella preghiera.
— Perchè? Mi chiedete il perchè? Ah, non sapevano davvero quello che si facessero, quando mi hanno accennato il vostro messaggio! Perchè... infine, a voi amico di Arrigo da Carmandino io lo dirò; quelle parole sue erano per me, per me sola; e qualcheduno, — soggiunse Diana, rabbrividendo involontariamente, — qualcheduno, in cui mio fratello Nicolao ripone una fede soverchia, non è degno di risaperle. Perchè Arrigo vive, intendete? vive, e ritornerà tra coloro che l'amano.
— Madonna, e che cosa vi fa sperare?....
— Sperare no, esser certa. Arrigo ha promesso di venirmi a recare il suo saluto di là dalla tomba, se era volontà del cielo che egli morisse. Arrigo non è venuto; Arrigo non è morto. —
Caffaro rimase muto e triste a guardarla. Temette allora di avere col suo racconto lusingato una vana speranza, di aver forse dato esca ad una pericolosa follia, ed una profonda compassione ricercò tutte le fibre del suo cuore.
— Madonna, — rispose egli, dopo un istante di pausa, — non vi fidate in questi argomenti. Le parole di Arrigo erano un saluto, un desiderio, non già una promessa. Ahimè, pur troppo non tornano gli estinti!
— No, no, non dubitate; — gridò la fanciulla degli Embriaci. — Dopo quella solenne promessa, se fosse morto, sarebbe venuto, e Iddio misericordioso avrebbe esaudito questo voto all'anima di un martire della sua fede. Oh signore onnipotente, — proseguì ella, inginocchiandosi davanti alla immagine del Crocefisso, — voi mi avete dunque veduta nella mia afflizione? —