— Le traccie! In che modo?

— Chiedi a Gandolfo del Moro. Egli, a cui tanto premeva di riconoscere un compagno d'armi in poche ossa non consumate dalle fiamme, egli sarà il primo a dirti, se tu lo interroghi col medesimo sguardo con cui fulminavi i nemici, il primo a dirti che Arrigo vive, e che egli ne ha la certezza.

— Che dici tu mai?

— Dico, padre mio, che Arrigo, sulle mura di Cesarea, fece voto di poter venire in ispirito a recarmi un ultimo saluto, se era destinato che egli dovesse cadere. Iddio, per la cui fede egli combatteva, Iddio lo avrebbe esaudito; io avrei veduto lo spirito di Arrigo, se egli veramente fosse rimasto tra i morti. Non deridere la mia fede, o padre; essa è più salda che mai. Arrigo non è venuto; egli è vivo, ed io debbo rintracciarlo, dedicare a lui la mia vita. Non me lo avevi tu concesso in isposo, e non doveva egli consacrarmi la sua? —

Messere Guglielmo rimase un tratto sovra pensiero.

— Hai risoluto? — le chiese, dopo un istante di pausa.

— Sì, padre mio; so di accorarti, ma invero non meriterei di essere tua figlia se pensassi altrimenti. O con lui, o su lui. —

Il console piangeva, ve l'ho detto. E le sue lagrime bagnarono la pura fronte di sua figlia.

Quel medesimo giorno l'Embriaco andò per le usate faccende alla casa del Comune. I quattro consoli avevano allora non pure il reggimento della signorìa, ma altresì quello delle controversie e delle cause civili, non essendo ancor l'uso, che venne pochi anni dopo, di separare i consoli dello Stato, o maggiori, dai consoli de' placiti.

Però, quel giorno, finito di render giustizia, Guglielmo Embriaco invitò i suoi colleghi a radunarsi in segreto, per vedere se non fosse il caso di allestire una nuova armata e mandarla a guadagnare altri allori ed espugnare altre terre in Sorìa.