— Andiamo dunque, e sia fatta la volontà del Signore; — disse il giovine capo. — Voi portate con ogni maggior cura il ferito; lo metteremo poi sul dorso d'un cammello.
— Onore dei figli di Fatima, — rispose l'Emiro, — il tuo desiderio sarà soddisfatto. Purchè tutto ciò non faccia ritardare di troppo la marcia!
— Meglio così; — disse il giovine. — Non avremo l'aria di fuggire al cospetto degli infedeli. Del resto, vedrai che non tenteranno d'inseguirci. Importa troppo a loro di non discostarsi dalla spiaggia, dove hanno le navi. Zeid Ebn Assan, hai tu finito?
— Sì, mio signore. Dio è grande e misericordioso. —
I soldati allora sollevarono di bel nuovo il ferito, che mandò un lieve sospiro. E preceduti dal vecchio medico, che aveva acceso una torcia di legno resinoso, entrarono in una stanza buia, che metteva ad una via sotterranea verso levante. Lo Sciarif e l'Emiro rimasero gli ultimi, per chiuder l'ingresso. La stanza buia doveva custodire il segreto della sua uscita ai Cristiani, che inerpicatisi sulle mura per l'albero di palma scoperto dall'Embriaco, penetravano intanto nella seconda cinta e andavano a furia verso la moschea maggiore, intorno a cui si erano raccolte le ultime difese di Cesarea.
Entrato cogli altri compagni d'armi nel cuor della città, Gandolfo del Moro si diè pensiero come tutti gli altri della sorte di Arrigo. E saputo che vivo non lo si trovava in nessun luogo, si diede egli stesso a cercarne il cadavere, con una sollecitudine, con una diligenza, che l'amico più intrinseco non ce ne avrebbe spesa altrettanta. Il destino gli avea fatto servizio, di certo; ma quel bravo Gandolfo lo avrebbe desiderato intiero. Gli sarebbe piaciuto, verbigrazia, di metter la mano sugli avanzi del prode concittadino, per render loro gli onori dovuti, e magari per riportarli a Genova in una custodia di vetro, come stinchi di santo.
E il corpo d'Arrigo non pareva mica disposto a profittare di quelle pietose intenzioni. Infatti, non c'era verso di trovarlo. Si era risaputo bensì dove i primi sfortunati assalitori avessero fatto testa al nemico; quel carname, consumato a mezzo dal fuoco, diceva chiaramente che là erano rimasti. Ma tutti? E se non tutti, quali i caduti? Nessun lume di ciò appariva alla mente curiosa di Gandolfo del Moro.
Notate che egli era solo a metterci tanta e così minuta attenzione. Gli altri tutti, non escluso il Testa di maglio, pensarono che Arrigo fosse rimasto tra i morti e che il suo cadavere dovesse aver corso la sorte di quelli de' suoi compagni. Ma Gandolfo del Moro andava più lungi e più addentro colle sue indagini; studiava i particolari, notava gl'indizi più lievi e più disparati. Per esempio, aveva saputo che anche l'Emiro, il comandante della difesa di Cesarea, non si trovava più neppur egli, nè vivo nè morto. Che fosse fuggito? Era questo il sospetto del Cadì, che non sapeva perdonare all'Emiro el Heddim la sua matta ostinazione. E se questi era fuggito, non poteva essere fuggito anche Arrigo?
Ma come? ma perchè? Qui si smarriva l'ingegno sottile di Gandolfo del Moro, che tornò a Genova colla voglia, in una continua incertezza, tra speranza e timore.
Intanto che Gandolfo del Moro e gli altri cavalieri di Genova andavano in traccia di Arrigo, costoro sperando e quegli temendo di trovarlo vivo, ma nè gli uni nè l'altro rinvenendone il cadavere, per la ragione semplicissima che ormai il lettore conosce, la comitiva dei fuggiaschi Saracini aveva traversato il passaggio sotterraneo.