Metteva questo alle rovine di un tempio antico, negli oliveti di Malca, a levante di Cesarea, o Caisarieh, come era chiamata dagli Arabi. Già sacro a Venere Astarte, il tempio greco romano era abbandonato dalla sua divinità mezzo fenicia; le colonne erano crollate sulle lastre del pavimento e tutto era un ammasso di macerie, non rimanendo di intatto che un pozzo, donde più non si attingevano le acque lustrali, ma dove i pastori arabi andavano ad abbeverare gli armenti.

Colà fu deposto Arrigo, ancor fuori dei sensi, e mentre lo Sciarif co' suoi cavalieri, trovati in vedetta laggiù, esplorava i dintorni per custodire la sua gente da un incontro col nemico (incontro del resto assai poco probabile, perchè i Crociati dovevano avere ben altra bisogna alle mani), il vecchio Zeid Ebn Assan, spogliato con ogni cura il giovine crociato, visitò le ferite e le spalmò de' suoi unguenti meravigliosi. La più grave era quella toccata da Arrigo alla fronte; ma il cranio appariva solamente scheggiato. Il che del resto non era poco, dovendosi sempre temere di una commozione troppo forte al cervello e di tutte le conseguenze d'una mezza frattura, in una parte così nobile del corpo; conseguenze più gravi a gran pezza allora, che la scienza chirurgica era tuttavia bambina, e l'arte empirica affatto, come vi sarà facile di argomentare.

Il vecchio Esculapio saracino, lavata diligentemente la ferita e stesovi sopra il suo balsamo, rinnovò la fasciatura, ma con più garbo che non avesse potuto fare la prima volta, nel castello di Cesarea.

— Speri? — gli chiese ansioso lo Sciarif, che tornava in quel mentre dalla sua esplorazione.

— Dio è grande; — rispose il vecchio.

— Sì; ma tu che cosa ne pensi? — incalzò il giovine capo, che non poteva contentarsi di quella mezza risposta.

— Penso, — ripigliò allora Zeid Ebn Assan, — che Asrael ha posto gli occhi su lui, ma che i Moakkibat non si sono ancora allontanati. —

Asrael era l'angelo della morte presso i seguaci di Maometto. I quali credevano ancora che ogni uomo fosse accompagnato da due angeli custodi, che notavano le opere sue, dandosi la muta ogni giorno; donde il loro nome di al Moakkibat, cioè di angeli che si succedono.

— Spero, infine; — aggiunse il vecchio, vedendo che nemmeno l'accenno agli angioli spianava le sopracciglia dello Sciarif. — Se almeno potessimo fare una lunga sosta in qualche luogo!...

— Riposeremo a Thaanach, — disse il giovine capo, — alle falde del Carmelo. —