— Cesarea! — ripetè il Carmandino, a cui tornava finalmente la memoria del tempo trascorso. — Siamo noi padroni di Cesarea?

— Sì, col volere di Allà; — rispose Bahr Ibn, chinando mestamente il capo. — I tuoi compagni superarono la seconda cinta poco dopo la tua caduta. Io e l'Emiro El Heddim ci siamo ritirati per un passaggio sotterraneo, portando te svenuto nelle nostre braccia.

— Ma come.... tu.... — balbettò Arrigo, che non intendeva in qual modo fosse stato campato da morte.

— Io ti ho ravvisato quando gettavi l'elmetto, per scagliarti sulle nostre file e cercarvi la morte dei valorosi. —

Alla evocazione di quei ricordi che tanti altri ne richiamavano al suo pensiero, Arrigo diede in uno scoppio di pianto.

— Asraele aveva già stese le sue ali su te, e la tua anima avrebbe dormito il gran sonno fino a che non la risvegliasse la tromba d'Israfil. Ma ecco, — soggiunse, additando il vecchio Zeid Ebn Assan, — l'uomo savio e dotto di farmachi che Allà aveva posto al mio fianco. Egli ha lavato le tue ferite e le ha rimarginate co' suoi balsami meravigliosi. Tu vivrai ancora, o Cristiano, alla gloria della tua terra e all'amore de' tuoi.

— Grazie! — rispose Arrigo, cadendo nelle braccia del suo generoso nemico. — Ma dimmi, sono io libero?

— Sì; partiremo questa notte per alla volta di El Kasr, dove io debbo recarmi, e laggiù provvederemo al tuo tragitto, se pure desideri di abbandonarmi così presto.

— El Kasr! — esclamò il vecchio Zeid. — Tu pensi davvero, mio signore, di tornare in Egitto? E tuo fratello?

— Mostalì ha reso la sua anima a Dio, che la ricompenserà secondo i suoi meriti; — disse gravemente Bahr Ibn. — Ho avuto l'annunzio in Acco, e son partito senza indugio. Mostalì lascia un figlio, Amar, di cinque anni appena....