— E voi, leggiadro scudiero? — diss'egli, volgendosi finalmente al biondo garzone che stava tutto umile in vista, a fianco di Ugo Embriaco. — Non posso io far nulla per voi?

— Sire, — rispose il giovine, vincendo a stento la sua commozione, — io vi chiederò una scorta per giungere fino al paese di Thaanach, che mi dicono essere a mezza via tra Gerusalemme e Tolemaide. A Cesarea, dove abbiamo toccato terra, mi hanno detto che in Thaanach si trova un ferito genovese.

— C'era diffatti, e voi me lo fate ricordare. Se non sapete il suo nome, potrò dirvelo io; è Arrigo da Carmandino, il valoroso Arrigo, il braccio destro di messere Guglielmo Embriaco.

— Sire, — disse il giovine, con voce da cui trapelava il turbamento dell'animo, — voi sapete....

— Lo so, e in modo abbastanza nuovo; — interruppe il re. — Me lo ha mandato a dire il fratello del soldano di Babilonia, mentre passava per la valle di Gerico, alle spalle del nostro piccolo reame. Egli stesso ha raccolto il vostro glorioso concittadino, gravemente ferito, entro le mura di Cesarea, e lo ha campato da morte. Ma che avete, mio bel giovane? Sareste per avventura un consanguineo di Arrigo?

— Sire, — entrò a dire sollecito Ugo Embriaco, che incominciava a pentirsi di aver consentito un travestimento, pericoloso anzi che no per una vezzosa fanciulla, — è appunto un consanguineo di Arrigo da Carmandino. Ma, di grazia, sire, se avete qualche nuova del nostro amico e compagno d'armi, che già piangevamo perduto, degnatevi di darcene ragguaglio, e aggiungerete un nuovo titolo alla nostra gratitudine. —

Baldovino raccontò allora tutto quello che aveva saputo dal messaggero dello Sciarif. E il suo racconto si accordava benissimo colle notizie che i suoi uditori avevano raccolte dal conte di Cesarea, il quale era stato informato, come potete argomentare, dal mercante giudeo. Senonchè, il conte, a cui poco importavano quei cenni, ne aveva ritenuto la minima parte; laddove il re Baldovino diceva assai più, e in parte chetava le angoscie, in parte le accresceva.

— Benedetto sia l'infedele che ha ceduto ad un sentimento di cavalleresca pietà — disse Caffaro di Caschifellone. — Potessimo almeno sapere il suo nome!

— Bar Ibn; — rispose il re; — Bar Ibn è il fratello del soldano di Babilonia.

— Bar Ibn! — ripetè un vecchio guerriero genovese, a cui quel nome non giungea nuovo. — Non sarebbe egli il Saracino che sotto le mura di Antiochia....