— Per far credere a quell'Emiro che noi vogliamo impadronirci della città, mentre poi troppo ci costerebbe il doverne custodire il possesso? — gridò Baldovino, a cui quest'altro disegno piaceva anche meno del primo. — Voi dimenticate, messer Gandolfo del Moro, che il nostro intento verso le contrade di mezzodì ha da essere quello di lasciare che i nostri nemici si indeboliscano da sè e non sospettino punto di noi; mentre invece dobbiamo volgere tutti i nostri sforzi a settentrione, dove la strada di Antiochia è meno sicura e dove abbiamo sempre negli occhi quel bruscolo molesto dell'isola di Arado, forte baluardo sul mare, che voi soli potrete ritogliere ai nemici di Cristo. —

Le ultime parole del re andavano più particolarmente rivolte ad Ugo Embriaco, il quale vi assentì con un cenno del capo. L'impresa di Arado, o Tortosa di Sorìa come diceasi in quel tempo, era già concertata tra i fratelli Embriaci e il re di Gerusalemme; nè Gandolfo del Moro poteva ignorarlo.

— E sia; — diss'egli, arrendendosi a quelle considerazioni di Baldovino; — ma poichè non dobbiamo neanche permettere che Arrigo da Carmandino, rimanga più oltre senza il conforto della patria, io stesso, io solo, se fa d'uopo, andrò in traccia di lui. Una galea, tolta al numeroso e forte naviglio di Genova, non farà troppo mancamento alla espugnazione di Tortosa, ed io ho fede che giungerà ancora in tempo per cogliere la sua parte d'allori. Una sola galea, nelle acque di Gaza — soggiunse egli poscia — non darà sospetto all'Emiro di quella terra, segnatamente se voi, sire, vi degnerete di darmi lettere vostre per lui, nelle quali sia chiaramente espresso l'intento del nostro viaggio.

— Questo è assai meglio; — rispose il re; — e sarà mia cura che possiate giungere, provveduto d'ogni più calda raccomandazione, all'Emiro di Gaza. Questi infedeli, non potendoci combattere validamente, ci si mostrano ossequiosi oltre ogni dire, e noi riceviamo spesso da loro donativi ed omaggi. Donde la necessità di rispondere alle loro cortesie, fino a tanto non si possa fare altrimenti. A questo proposito, messer Gandolfo, poichè io vi vedo così determinato all'impresa, vi pregherò di aiutarmi in certi maneggi, pei quali si conviene un più lungo discorso tra noi. Questa guerra tra il fatimita Bahr Ibn e il visir di Babilonia giova mirabilmente ai miei fini, non lo dimenticate.

— Intendo, sire; — disse di rimando Gandolfo; — io farò un viaggio e due servizi, sarò capo di una spedizione nel deserto di Cades e negoziatore tra i nuovi Amaleciti.

— Per l'appunto; — rispose Baldovino sorridendo, — e fate assegnamento sulla mia gratitudine, come io sulla vostra prudenza.

— Sire, farò di mostrarmi alla prova meritevole della vostra fiducia; — replicò Gandolfo, inchinandosi profondamente.

Così ebbe fine quella conversazione, che il biondo scudiero aveva ascoltata con molta ansietà.

Gandolfo del Moro, in tutto quel tempo, aveva con ogni studio evitato gli sguardi indagatori dello scudiero.

Poco stante, il re Baldovino accomiatava i suoi ospiti, lasciando libertà ad ognuno di andare dove più gli piacesse, e non trattenendo che Gandolfo del Moro, per dargli le sue istruzioni. E questi, che si sentiva di punto in bianco cresciuto tant'alto nella stima de' suoi compagni, si affrettò a seguire nelle sue stanze il re Baldovino.