— Non osavo dir questo; — rispose Caffaro, ringraziando con un cenno del capo.

— Eh, non c'è niente di male a riconoscere la verità. La Mora non l'ho fatta io; l'ho comperata tal quale da Ingo di Flessa. Ha l'arrembata troppo pesante, che la fa beccheggiare più del consueto, e con mare un po' grosso c'è sempre da temere per l'alberatura. Sono difetti che ho riscontrato a mie spese; — soggiunse Gandolfo del Moro, con un accento di melanconia che non pareva tutta da padron di galèa; — tanto che in ogni impresa giungo sempre per l'ultimo. —

La considerazione di messer Gandolfo veniva così naturalmente dal contesto del discorso, che Caffaro, anche rilevando l'allusione, la trovò affatto casuale.

— Siamo dunque intesi?

— Sì, messere, col permesso di Ugo Embriaco, che abbiamo tutti riconosciuto nostro capitano, come una continuazione dell'autorità e della fortuna del glorioso Testa di maglio. —

Caffaro andava di meraviglia in meraviglia.

— Posso dunque venir difilato alla seconda parte; — diss'egli.

— Come vi piace.

— Lo scudiero desidera parlarvi.

— Lei? — chiese Gandolfo, non potendo reprimere un moto di stupore.