— Sì; — rispose Caffaro; — non so veramente che cosa abbia a dirvi, ma mi ha raccomandato di avvisarvi subito, appena foste uscito dalle stanze del re, e voi vedete che mi sono piantato in vedetta. Lo scudiero Carmandino, poichè questo è il suo nome, è andato poc'anzi verso la chiesa del Santo Sepolcro e ci aspetta colà.

— Andremo insieme? — chiese Gandolfo che aveva notato l'intenzione duale della particella usata da Caffaro.

— Sì, se non vi dispiace; — rispose questi urbanamente.

— Anzi, l'ho caro; — proruppe Gandolfo, infiammandosi ad un tratto. — Per qualunque cosa al mondo, non avrei amato andar solo.

— Perchè? — dimandò Caffaro, inarcando le ciglia a quella uscita inattesa.

— Messere; — disse quell'altro, senza risponder subito alla domanda; — voi non avete amicizia per me. —

Caffaro rimase muto, chè veramente non avrebbe saputo negare.

— E mi duole; — soggiunse Gandolfo.

— Vi duole? — ripetè Caffaro, cercando di prender tempo. — Ma, anzitutto, donde lo argomentate?

— Da molti indizi, e, per non dirne che uno, dalla meraviglia con cui mi avete chiesto perchè io non amassi andar solo, a vedere.... lo scudiero. Se aveste amicizia per me, — incalzò Gandolfo del Moro, — intendereste il mio cuore e mi vedreste infelice... oh, sì, molto, senza fine infelice. Ora sono tranquillo, mi sono vinto, non dubitate; ma la prova è stata dura, e non poteva essere altrimenti. Aver veduta una volta la fanciulla degli Embriaci e non essersi innamorato perdutamente di lei, era impossibile, non solo a me, ma ad ogni uomo di cuore. —