Caffaro pensò che Gandolfo ragionava diritto. E senza volerlo, mise fuori un sospiro.

— Voi m'intendete ora, non è egli vero? — chiese Gandolfo.

— Sì, messere, v'intendo; — rispose Caffaro, che temeva di essersi tradito e voleva mettere in chiaro ogni cosa. — Ma il vincersi era necessario per voi, come lo sarebbe stato per ogni gentiluomo, anzi, userò la vostra medesima frase, per ogni uomo di cuore. Farei torto a madonna Diana se dicessi, o pensassi, che vi sono altre donne come lei. Non ce n'è una, mi capite? non ce n'è una, messere Gandolfo del Moro, e sono io il primo a riconoscerlo. Ma è d'una donna simile il non destare che nobili e santi pensieri nel cuore d'un uomo, e il miglior modo d'amarla, dirò meglio, d'averla amata, è quello di operare nobilmente, anche a patto di dover soffocare nel petto l'amore che si è sentito per lei.

— Beato chi lo ha potuto far subito, — esclamò Gandolfo del Moro, coll'aria di un uomo che parlasse sui generali, o solamente per contrapposto al suo caso particolare. — Quanto a me, ho durato, ve lo confesso, una battaglia più lunga; il cuore ha dato fiamme, ha gittato molta scoria, prima che vi si affinasse il prezioso metallo. Ma basti di ciò; son vincitore oramai, son vincitore, e ve ne faccia testimonianza l'offerta di quest'oggi. Godo che voi siate all'impresa con me, perchè, dopo la stima di Arrigo, non ce n'è altra che mi stia a cuore come la vostra. Ma perchè sono stato debole, vedete, perchè ho combattuto così fieramente tanti anni, mi duole oggi di dovermi presentare a quel ritrovo che mi avete accennato. Avrei voluto partire senza vedere.... nessuno; ritornare con Arrigo, con Arrigo libero e sano, per dire: Ecco qua, ho messo a repentaglio la mia vita coi ladroni e colle fiere del deserto; ma l'ho trovato, l'ho condotto alla sua fidanzata;» ciò detto, lasciarli ambedue felici e sparire.

Gandolfo parlava con tanto ardore, che Caffaro non ebbe più modo o ragione di dubitare.

— Voi avete un animo grande, Gandolfo del Moro; — diss'egli, stringendogli la mano. — Il viaggio che faremo insieme alla ricerca di Arrigo Carmandino avrà gioie per me, che non avrei osato sperare. —

Uscirono ambidue taciturni dalla porta verso maestro, detta fin dai tempi d'Isaia la porta del campo del gualchieraio, e si avviarono per l'erta del Calvario.

Calvario in latino, Gulgultha in antico ebraico, corrispondono al Golgota della Vulgata, e ricordano, nella loro etimologia, che il monte aveva derivato il suo nome dalla somiglianza della sua cima con un teschio, o cranio umano denudato di capegli. Il Golgota non era per anche nel centro della città, come lo si vede nei giorni nostri, ma non si vedeva già più quel colmo tondeggiante di rupi, che gli aveva meritato il suo nome.

Fin dal secondo secolo dell'êra volgare, Adriano aveva edificato sul Golgota un tempio a Venere, e i pellegrini, che in folla accorrevano nei primi secoli del Cristianesimo a visitare il luogo del martirio di Cristo, si rammaricavano di scorgere i simulacri pagani sulle cime del Calvario e del Moria, dove anticamente sorgeva il tempio di Salomone. Elena, la madre di Costantino, fece murare sul Golgota la prima chiesa cristiana, e il culto del santo Sepolcro ebbe principio da lei. Arso nel settimo secolo, il magnifico tempio fu riedificato, e dal famoso califfo di Bagdad, Arun al Rascid, l'eroe delle Mille e una notte, donato in giurisdizione al suo amico Carlo Magno. Ma il terribile Hakem, terzo califfo d'Egitto, non rispettò la vecchia politica dell'Abasside, e fece radere al suolo la chiesa. Più mite di lui, il suo successore Daher, ordinò che fosse riedificata, e Abu Tamin la vide condotta a termine, l'anno 1048, ma nelle proporzioni d'una meschina cappella.

Durava in quella forma, quando sopraggiunsero i Crociati, che non indugiarono ad innalzare un tempio sontuoso, in quella forma che oggi ancora si vede, quantunque l'incendio del 1808 abbia resi necessari alcuni restauri, anche nella parte esteriore.