— Guardatemi in viso, messer Gandolfo; — diss'egli, con accento risoluto.
Gandolfo alzò gli occhi smarriti, tentando di fissarli negli occhi del biondo scudiero; occhi azzurri, limpidi e scrutatori, che gli parvero quelli dell'angelo che indaga e misura le colpe degli uomini.
— Voi dunque, — proseguì lo scudiero, — andate in traccia di Arrigo da Carmandino? —
— Sì, — rispose timidamente Gandolfo.
— Perchè? Perchè voi e non altri? —
Gandolfo si armò di coraggio. Quell'incalzar di domande voleva una pronta e adeguata risposta.
— Per essergli utile; — diss'egli di rimando. — Perchè nessun'altri ci ha pensato, od ha mostrato di pensarvi. E infine, — aggiunse, con un sospiro, — perchè sento di dover espiare qualche cosa. —
Lo scudiero abbassò gli occhi a sua volta.
— Sì, — continuò Gandolfo del Moro, animandosi, — espio il delitto di aver osato amare una donna che non poteva esser mia. Eppure, avrei fatto volentieri ogni sacrifizio, tentata di gran cuore ogni impresa più temeraria, per meritare l'amor suo. Disdegnato da lei, son divenuto il più infelice uomo che sia sulla terra; sono stato sul punto di diventare altresì il più malvagio.
— Vile amore, se a tale può condurre un uomo! — esclamò lo scudiero. — Dovevate ricordare, messer Gandolfo, che quella donna aveva conosciuto Arrigo da lunga pezza e non poteva esser d'altri. Quale animo bennato avrebbe potuto farle una colpa di ciò?