Abd el Rhaman, il krebir, o condottiero della carovana, aveva detto con quell'accento pacato, quasi solenne, così comune tra gli Arabi:

— Se piace a Dio, o Franchi, io vi condurrò. Le vie, le conosco, così pure le sorgenti, e non vi accadrà di patire la sete. Infine, io rispondo d'ogni cosa, salvo degli eventi di Dio. —

Le carovane, queste armate del deserto (sapete già che il cammello ne è detto poeticamente la nave), non si avventurano mai senza una guida. Il deserto è un mare di sabbia, ed ha, come l'altro, i suoi marosi, le sue tempeste, i suoi frangenti. Ogni carovana obbedisce ciecamente al suo condottiero, che è sempre un uomo di provata onestà e di accortezza non comune. Il krebir dirige il suo corso guardando alle stelle; conosce per antica esperienza le vie, i pozzi, i pascoli, i luoghi pericolosi e il modo di evitarli; i capi tra cui si dovrà passare, per giungere alla meta; l'igiene a cui bisognerà conformarsi, i rimedii contro le malattie, le fratture, il morso dei serpenti e la puntura degli scorpioni. In quelle vaste solitudini, ove nulla sembra indicarvi il cammino, dove le sabbie sconvolte non serbano la traccia del viaggiatore, il krebir ha sempre mille partiti per trovar la sua via. Di nottetempo, se il cielo è fosco, solamente osservando una manata di erba o di terriccio sabbioso, che tasta col dito, o fiuta, od anche accosta alla lingua, egli indovina il luogo senza dare d'un quarto di miglio più a destra o a mancina.

Abd el Rhaman era uno strano vecchio. Il suo sguardo severo ma buono inspirava reverenza e la sua parola toccava il cuore. Ma se sotto la tenda la sua lingua era snodata e franca, quando era in cammino parlava breve, per via di sentenze, e le sue labbra non accennavano mai al sorriso. Era poi un pozzo di proverbi, una miniera di citazioni del Corano.

— Il Profeta ha detto, «non partite che in giovedì, e sempre accompagnati. Soli, un demone vi segue; in due, avete due demoni che vi tentano; in tre, siete custoditi contro i cattivi pensieri. Ma quando siete in tre, sceglietevi un capo.» —

Il capo della spedizione era Gandolfo del Moro. Caffaro aveva bensì fatto il proponimento di vigilare per tutti e su tutto; ma egli non poteva negare quella prova di fiducia a Gandolfo, che era stato il primo a disegnare l'impresa, e che, dopo tutto, si diportava severamente, come uomo che, entrato sulla buona via, mostrava la ferma risoluzione di perseverarvi.

Venti cammelli, coi loro cammellieri, formavano la scorta. Ogni cammello portava una misura di cuscussù e due misure di datteri, un otre di burro e due d'acqua, insieme con una secchia di cuoio per abbeverare il suo laborioso portatore, e cento altre cose necessarie del pari ad ogni lungo viaggio, dai grossi aghi per cucire i calzari, fino all'esca per accendere il fuoco. E siccome per un viaggio di quella fatta non bastava aver provveduto alla fame e alla sete, tutti gli uomini della scorta procedevano armati di scimitarra e di lancia. Caffaro aveva inoltre levato dalla galèa un drappello di arcadori genovesi, che dovevano essere il nerbo della difesa in ogni occorrenza.

Il pericolo di brutto incontro non era infatti lontano; niente più lontano, in quel deserto della Palestina, di quanto potesse esserlo in que' tempi ogni solitaria campagna, o strada maestra della Cristianità.

A mezza giornata di cammino dalle mura di Gaza regnava la solitudine. Tutta la contrada arida e brulla; qua e là soltanto collinette basse e petrose, coronate da pochi ciuffi di lentisco, rompevano la triste uniformità della pianura di sabbia.

Gli auspicii del viaggio erano stati buoni per gli uomini della scorta. Gli Arabi pongono molta attenzione a cotesto, ed hanno superstizioni in buon dato.