Colà i nostri viaggiatori trovarono un'altra carovana di Arabi, che da Sefat scendevano verso l'Egitto.
— Siate i benvenuti! — gridarono i primi occupanti. — Siamo poveri, ma daremo ogni cosa nostra agli invitati di Dio.
— Grazie; — rispose Abd el Rhaman. — Il Profeta ha detto: chi sarà generoso otterrà venti grazie dal cielo; la sapienza, una parola sicura, il timor di Dio, un cuor fiorito di contentezza; non odierà nessuno, non sarà orgoglioso, non geloso; la tristezza si allontanerà da lui, egli accoglierà tutti umanamente, sarà amato da tutti; tenuto in pregio, quand'anche fosse di oscuri natali; le sue ricchezze si accresceranno, la sua vita sarà benedetta; sarà paziente, discreto, sempre di buon animo e non farà stima veruna dei beni terrestri; se gli avverrà d'inciampare, Dio lo sosterrà, le sue colpe gli saranno perdonate, e finalmente Dio lo custodirà da ogni male, che possa cadere dal cielo, o sbucar dalla terra. —
Fatta questa intemerata, che i suoi correligionarii ascoltarono colla massima devozione, il vecchio krebir domandò:
— O uomini credenti in Dio, sapreste voi dirci dove si trovi lo Sciarif, il fratello del glorioso califfo del Cairo?
— Bahr Ibn? — chiesero gli altri alla lor volta. — Bahr Ibn, il signore del deserto?
— Sì, lui, il discendente del Profeta.
— Noi veniamo da Aroer, dove abbiano udito parlare di lui. Ma lo Sciarif ha abbandonato Aroer da un mese; egli ha volto i suoi passi a Kenat, sui confini del deserto di Zin.
— A Kenat, il castello del Dai al Kebir?
— Tu l'hai detto. —