Il vecchio Abd el Rhaman accolse l'annunzio con una smorfia, che non prometteva niente di buono ai suoi compagni di viaggio.

— Che cos'è questo Dai al Kebir? — domandò lo scudiero, a cui non sfuggiva un atto, un moto, del volto abbronzato di Abd el Rhaman.

— Il capo degli Assassini, — rispose il vecchio aggrottando le ciglia; — intendo parlare degli Assassini occidentali, che vogliono avere anche qui il loro Alamut, il loro nido d'avvoltoi. —

Il vocabolo Assassino non aveva ancora pe' Cristiani il suo brutto significato, o, per dire più veramente, non risvegliava ancora l'idea di sicario o di ladrone. I nostri viaggiatori non dovevano dunque indovinare la gravità dell'annunzio, che dalla cera brusca con cui lo aveva accolto il loro vecchio ed esperto condottiero.

Che cos'erano gli Assassini occidentali, di cui parlava Abd el Rhaman? Che cos'era il loro nido d'avvoltoi? Per farlo intendere ai lettori, che non hanno dimestichezza con queste diavolerie della storia, dovrò toccar brevemente degli Assassini orientali, e, quel che è peggio, incominciare dai parlar di tutt'altro; per esempio, del kief.

È questo un vocabolo intraducibile nelle lingue d'Europa. La siesta degli Spagnuoli non ci ha nulla a vedere; il «dolce far niente» degli Italiani non ne è che una pallida immagine. Non basta far niente e sentirne la dolcezza; è mestieri altresì di essere penetrati fino al midollo dal sentimento della propria inerzia. Il kief è il gaudio, la beatitudine paradisiaca del sentirsi annientato; è il non essere, introdotto, identificato, nella coscienza dell'essere.

Queste parranno stranezze, ma la colpa non è mia. Ora, per giungere al kief non c'è di meglio che il kief; il che sarà manifesto a chiunque sappia che in molti casi la lingua non ha che un vocabolo per esprimere l'effetto e la causa. È kief ogni sostanza capace di produrre lo stupore dell'ebrezza; e kief per eccellenza è l'ascisce, erba nel senso generico, ma, nel caso concreto, lo stelo del canape indiano, nella sua parte più tenera, cioè a dire le ultime foglie, i fiori e la semente; tutta roba che si può fumare disseccata, o mangiare indolcita con zucchero e burro, o bere disciolta in una infusione, tra due sorsate di caffè e due boccate di fumo del vostro narghilè. Scusate, lettori, vi parlo come se foste altrettanti discendenti d'Ismaele.

L'uso dell'ascisce era conosciuto in Oriente da tempi immemorabili. — «Lascia il vino in disparte: — cantano i poeti arabi; — prendi in sua vece la coppa di Haider, la coppa che esala l'odore dell'ambra e che brilla del verde sfolgoreggiante dello smeraldo.»

Ciò premesso, per non averci a tornar su, veniamo agli Asciscin, che avrete già capito esser tutt'uno cogli Assassini. Sullo scorcio del decimo secolo si formò in Oriente questa setta religiosa e politica, che osò arrogarsi il diritto di pronunziare l'anatema contro i suoi avversarii, rincalzando la sua riprovazione coll'omicidio. Gli orrendi settari ebbero il nome dall'ascisce di cui s'inebriavano gl'iniziati, i fedàvi, che avrò l'onore di farvi conoscere più intimamente tra poco.

Quali erano le ragioni storiche della sètta? In quattro parole mi sbrigo. Poichè Abdallà ebbe fondata in Egitto la dinastia dei Fatimiti, discendenti da un Ismaele, settimo imano nella linea di Alì, che era stato il marito di Fatima, la bella figliuola di Maometto, si chiamarono Ismaeliti tutti i partigiani che negavano formalmente la legittimità dei Califfi ortodossi e che erano devoti alla stirpe di Alì, considerando che il potere sovrumano di Maometto fosse in quella rimasto celato. Questo arcano potere doveva manifestarsi nella persona d'un Messia, la cui apparizione dipendeva da certi eventi. La nuova dottrina, dopo avere scosso la Persia e la Siria, propagata in tutte le terre mussulmane da accorti missionarii, avea posto il suo centro al Cairo, nella grande scuola conosciuta sotto il nome di Dar el Hakmet, o casa della sapienza, coll'intento palese di sostenere i diritti dei califfi Fatimiti al dominio universale, e di affrettare la distruzione dei califfi Abassidi di Bagdad come usurpatori.