Lo scudiero non rispose, e stette cogli occhi in aria a guardare le stelle. La luna era scomparsa dal firmamento, e Aldebaran, l'astro prediletto dei popoli orientali, risplendeva in tutta la sua pura bellezza tra il cinto d'Orione e il gruppo delle Jadi. Ma lo scudiero non si indugiava a considerare la bellezza degli astri; pensava che essi soli a quell'ora dovevano vedere Arrigo da Carmandino, e confidava loro una preghiera, un saluto, un augurio.
Mentre egli guardava e pregava, il vecchio condottiero si rizzava sul gomito e pensava.
— E dove sarà l'altro? — chiese egli tra sè. — Son due, e non ne odo che uno. —
Il dubbio gli si era appena formato nell'animo, che il vecchio balzò in piedi senz'altro. Abd el Rhaman, come tutti gli uomini che conoscono il pregio del tempo, non soleva far mai una cosa sola per volta. Ora, mentre egli pensava, il senso dell'odorato, squisitissimo in lui, era stato ferito da alcun che di nuovo e di strano. Il vecchio Krebir fiutava il pericolo.
Balzò in piedi, già ve l'ho detto, e con accento risoluto gridò:
— Credenti in Dio, seguaci del profeta Gesù, su tutti, presto, non perdiamo un istante!
— Che fai tu? — dimandò lo scudiero, distolto così d'improvviso, dalla sua muta preghiera.
— Figliuol mio, siamo assaliti; — rispose il Krebir.
— Assaliti! Da chi?
— Lo so io, forse? C'è odore di nemici nell'aria, ecco tutto. —