Ma no, poi! perchè questi ragionamenti volgari? Ma no…. Come, no? non sarà dunque di giorno, domani? Al diavolo le incertezze. Non vorrei mica essere stregato; non vorrei mica impazzire.

X.

Pelle di Spagna.

12 agosto 18…

La gloria è a buon mercato in Corsenna. Per quindici lire buttate via, son salito in grande estimazione presso le signore. Che buona occasione ha perduta Terenzio Spazzòli, di apparire un uomo perfetto! Ora egli ha una macchia nel suo blasone, un'ombra nella sua luce. La contessa Quarneri non è rimasta ingannata dalla supposizione che alla signora Berti era piaciuto di fare, e non crede affatto che il divo Terenzio sia stato il protettore del povero burattinaio, il Mecenate delle arti, il dator di spettacoli in piazza. Me lo ha detto ella stessa, la luminosa contessa; e in quella occasione, con bel garbo di confidenza signorile, ha preso a darmi del voi. Cosa che mi piace, e non mi piace ad un tempo. Mi piace perchè suona bene; non mi piace perchè farà credere Dio sa che cosa, quando gli altri osserveranno la novità del trattamento, che sembrerà un abbandono delle antiche cerimonie. Ma così voglion le belle, e non c'è da resistere; diamoci pure del voi.

—Non siamo amici, forse?—mi ha detto.—Specie dopo che come amico mi avete dato dei versi?—

Ah sì; mi ricordo benissimo che come tale sono stato ammesso nell'albo, e come tale anche difeso da lei. È infine una gentile signora. Possiede una cultura molto superficiale, tanto da non sapere, due settimane fa, che il Leopardi è morto. Ma che? per gustar le bellezze d'un poeta è forse necessario di conoscerne la vita? Quella è scritta in prosa, e la contessa non si rovina gli occhi nella prosa; ecco tutto. Le donne, di solito, non sanno niente di storia letteraria. Dio buono! e chi ne sa, intorno a loro! Terenzio Spazzòli conosce la letteratura francese modernissima, per aver letto dei titoli e qualche pagina dei libri parigini; conosce la russa, per sentita dire, e solo perchè i romanzi russi son passati dallo staccio di Parigi. Vuole oggi psicologia nei libri, come qualche anno fa avrà voluto fisiologia e patologia, psicopatia, patopsichia, od altra consimile tautologia, senza sapere da dove si cominci. Se nel romanzo è russo, nel teatro è scandinavo, per moda; deve averglielo suggerito quel po' di testo che accompagna il suo figurino nel giornale dei sarti. Ne sanno più addentro, o pretendono a saperne, i tre satelliti della contessa; uno dei quali è "decadente" e fa delle rime impossibili. Ha perfino stampato un volumino ino ino, ma di gran margine, che nessuno ha letto; anzi no, dico male, lo han letto moltissimi, ma non lo ha comprato nessuno. Onde un'ira feroce, dissimulata sotto un olimpico disprezzo, contro la letteratura "alimentare". Che cosa ha veduto di alimentare nel mio Cigno, per dirne tanto male nel salotto della contessa? Se fosse stata un'oca, pazienza, capirei; ma un povero cigno tiglioso e stoppone, via, non meritava tanta durezza di giudizio.

La contessa ha dovuto riprenderlo, e so che l'ha fatto con una grazia tutta sua, che non escludeva la forza. La contessa ha buon gusto; e se non sa certe cose, che importa! È tanto bella, che avrebbe perfino il diritto di non saper nulla al mondo. Mi ha invitato da capo al suo villino, ma non mi sono lasciato prendere. Galatea direbbe, e con ragione, che mi adatto a fare il quarto. Poi, quei tre compagni mi annoierebbero. So far bocca da ridere anche ai nemici, ma non sopporto i noiosi. In larga compagnia, all'aperto, son gocce d'inchiostro che s'affogano in un secchio d'acqua e non la tingono troppo: in un salotto, loro tre, su cinque presenti e sedenti, dovrebbero essere una morte sola, e continua.

L'altra sera la signora contessa ha invitata tutta la comitiva di San Donato a prendere il tè in casa sua. Anche qui mi sono scusato. Ma qui ci avevo almeno un'altra ragione, abbastanza ridicola; e imperiosa, nondimeno, ineluttabile, perentoria. Figurarsi; non avevo ricevuto ancora dal mio sarto un tutto-vestito di stoffa inglese, che mi è necessario, e che io ho dimenticato di portare per le mezze parate, non prevedendo tutti questi perditempi quotidiani. Gli abiti che ho con me in Corsenna vanno mattamente da un estremo all'altro: o di gran parata, e non è il luogo, nè l'uso di questi giovanotti; o di tela d'alpaca e che so io, fatti a giacca, e non possono andare che all'aperta campagna. Miserie, lo so; ma di queste si vive. E il tutto-vestito grigio non m'è arrivato che ieri, quando l'occasione era passata.

Alla signora, per altro, non era passata la collera, per la mia diserzione, per il mio tradimento, come ha voluto chiamare una semplice assenza. Ha scoperto anche lei il mio dolce rifugio dell'Acqua Ascosa. Senza averne la topografia esatta, ci s'è accostata di molto; e ad un'ora insolita, andando a diporto tutta sola, ha presa la via del mulino, dove mi ha combinato. Proprio allora, col mio Teocrito in tasca, andavo a cercare il mio covo. E qui complimenti, si capisce, maraviglie ed ossequii da parte mia, che non potevo far altro; qualche bottata da parte sua; finalmente la pace.