—Ma che Armida! vorrai dire Adriana!
—Diciamo pure Adriana; quanto a me, vorrei proprio dire Armida… e Rinaldo. Infatti, mi passa per la mente che non essendoci di mezzo nessuna inglesina, quest'altra….
—Ti dirò, ti dirò;—interruppi io;—appena saremo a casa.
—Ed anche più tardi, bada; io non ho bisogno di saper nulla. Parlavo così, per chiasso, e per non mostrarci troppo accigliati, quasi imbronciati, ai naturali del paese. Ma eccone tre, che non dovrebbero essere indigeni. Tre bei moscardini, in fede mia!—
Diedi una sbirciata ancor io, e vidi poco più su dai cavalli, in atto di tirarsi da banda, i miei tre famosi satelliti; li vidi in tempo per rizzar muso quanto ce ne voleva al loro bisogno.
—Quei tre vanno al Roccolo;—dissi a Filippo;—perciò li vedi in istrada a quest'ora. Son pronipoti dei Proci dell'Odissea. Ulisse è alle acque di San Pellegrino, ed essi non lasciano un'ora di pace a Penelope. Tu intanto non potevi esser più felice di così, Filippo mio caro; sei giunto appena, non hai ancora veduta la prima casa di Corsenna, e ti vien sotto la tribù dei seccatori, per cui ti ho pregato di venirmi a dare man forte. Vedili là, che passano il ponte.
—Ed è quello che non vorrebbero lasciar passare a te, non è vero?
—Se stèsse a loro, certamente. Ma non han barba da impedirmelo.
—Vorrà essere ad ogni modo un bel passo d'armi;—conchiuse Filippo.—Intanto, è di buon augurio per me averli veduti alla prima.—
L'abitato di Corsenna fu presto traversato dalla nostra vettura, e senza altri incontri di persone della colonia villeggiante. Bene si affacciavano alle finestre, ai terrazzini, agli sporti delle botteghe i Corsennati dei due sessi, per conoscere il nuovo venuto, fare i conti sulle sue valigie, e Dio sa quali supposizioni sul cassone ond'era accompagnato. Gran gioia la loro, al veder sempre tante facce nuove, che si scomodano dal piano per salire ai loro quattrocento sessanta metri sul livello del mare! "Ci vengono per l'aria buona", dice il campanaro di Corsenna. "E non son mica ignoranti, i medici che ce li mandano. Vedete noi, di fatti, che arie di salute!" A farlo a posta, il campanaro di Corsenna è nero, magro, stecchito come un'aringa affumicata. Ma chi si contenta gode. E il campanaro di Corsenna è un uomo che si contenta. "Mai peggio di così!" è il suo intercalare.