—Ah!—disse Collini.—Sua sorella….

—Sua sorella!—esclamò con piglio ironico il padre Bonaventura.—Lo dicono; ma non è sua sorella.

—Oh oh! Un altro segreto?—soggiunse il dottore, levando il cannocchiale dagli occhi e guardando il maestro.

—Perchè no?—rispose questi.—Ce n'ho di molti, io, e vi so dire che escono tutti a suo tempo dal bossolo.

—Voi dunque dicevate che non è sorella del Salvani?

—No, certo; ma il dirlo non basta, e bisogna averne in mano le prove. Quella bella fanciulla che vedete lassù, intenta a gettar le briciole di pane ai colombi del vicinato, fu condotta dal padre Lorenzo Salvani in casa della moglie, che poteva avere otto anni, o in quel torno. Taluni credettero che fosse il frutto di un amorazzo del colonnello rivoluzionario; ma questa era un'invenzione delle male lingue, ed io so che la fanciulla non è in nessun modo consanguinea del vostro signor Lorenzo.

—Il mio!—borbottò il Collini tra i denti.—Così diceste il vero!…

—Sarà, sarà, non dubitate, uomo di poca fede! Ma pensiamo ai modi. È una buona e savia giovinetta, quella che vedete, ed io so ancora di certi misteri domestici che le tornano ad onore grandissimo. Insomma è l'angelo di quella casa, e occorre levarla di là, combattere l'avversario nel suo campo.

—E come fare?—chiese il Collini che stava con tanto l'occhi a guardare il maestro.

—Eh! bisognerà scoprire anzitutto il segreto di quella nascita. C'è in casa Salvani un certo cofanetto d'ebano nel quale potremmo trovare il fatto nostro; ma quel cofanetto è molto ben custodito; e per averlo in mano….