—Voi siete su d'una mala strada, Battista. Vi mettete a tenere il sacco all'erede, prima che sia morto il nonno; al quale frattanto si abbrevia la vita con quelle medicine che non ardiscono mostrarsi alla luce del sole. Se fossero tali da risanare l'infermo, il vostro Montalto e il suo complice non si nasconderebbero nelle ombre della notte, e voi non vi fareste a mentire, a negar quello che io so, senza bisogno che lo confermiate voi.
—Orbene,—disse il maggiordomo, che non vedeva più scampo,—poichè Vossignoria lo sa, non c'è più ragione che io m'ostini a negarlo. Ma posso giurarle che io mi sono piegato per obbedienza al signor Vitali, e con idea di far bene. Il signor Aloise è un gentiluomo; il dottor Mattei è un medico molto stimato, ed io non posso credere che abbiano perversi disegni. Essi alla perfine non vorranno andar mica in galera!…
—Ah! ci andrete voi, messer Battista, se a me salterà il grillo di parlare delle vostre prodezze. Ricordatevi quello che io v'ho accennato testè nell'anticamera del signor Vitali, e che v'ha tirato qui tutto mogio e tremante. Dove avete rubato il denaro che sta a frutto per voi nel banco Cardi Salati?…
—Sono i miei risparmi;—rispose il maggiordomo turbato, che non si studiava nemmeno più di negare i fatti, tanta appariva la certezza del suo inquisitore.
—Ah, i vostri risparmi! E quando mai, in venti anni di servizio, con moglie e figli alle costole, si possono risparmiare venticinquemila lire? Voi avete quarantasei anni; siete maggiordomo da otto anni, e prima eravate un semplice valletto. Dove l'avete guadagnato quel gruzzolo? Probabilmente lo scrigno di casa Anselmi, donde vi hanno scacciato, senza farvi peggio (che l'avrebbero largamente potuto), ne saprà qualche cosa. Anche certa argenteria, mancata quindici anni or sono in casa Priamar, se potesse parlare ne direbbe di belle sul conto vostro; e finalmente uno studio accurato sui conti di casa del signor Vitali, che andate derubando a man salva da otto anni, metterebbe il suggello alla vostra probità esemplare. Orbene, messer Battista, osate dire ancora che sono i vostri risparmi?—
Ad ogni nuova ribalderia appostagli da quel giudice severo del padre Bonaventura, il disgraziato impallidiva sempre più; perchè le erano tutte autentiche, e meritavano di essere bollate davvero. Ma donde aveva potuto risaperle, il padre Bonaventura, tutte queste prodezze, che egli, il reo, credeva morte e sepolte da un pezzo? Certo egli era un negromante, che se la intendeva con gli spiriti maligni. Però la testa gli girava come un arcolaio; sentiva alle tempie il sangue picchiar nelle arterie; la camera gli si allungava stranamente davanti agli occhi; la persona del suo inquisitore si rimpiccioliva, in quella che la voce di lui gli suonava cupa e minacciosa come rombo di temporale in lontananza.
L'interrogazione beffarda, con cui il padre Bonaventura chiuse il discorso, comandava una risposta sollecita, e Battista dovette alzare il capo, mostrando una faccia così livida che mai la somigliante non fu veduta davanti ad una Corte d'Assise. Lo sciagurato cadde ginocchioni e, giungendo le mani in atto supplichevole, gridò:
—Signore, ho moglie e quattro figli! Per carità non mi rovini!…
—Sì,—continuò l'altro, per dargli il colpo di grazia,—avete una moglie che va attorno, vestita di seta e di velluto. In casa vostra si fa scialo d'ogni ben di Dio. Vostra figlia, la maggiore, ne fa di tutti i colori, sotto quello di trovare un marito. Ecco i vostri guai, le vostre disgrazie! E per sovramercato, ci avete venticinque mila lire da mettere al dodici per cento, presso gli usurai che ne cavano il cinquanta. Una entrata sicura di tremila lire all'anno…. eh, non c'è male! Senza contare quello che guadagnate onestamente, e quello che pensate di arraffare ancora…. Perchè voi, signor Battista, non siete uomo da volervi fermare a mezza strada; non è egli vero?
—Signor Bonaventura, per carità…. per tutto quello che ha di più sacro in questo mondo, non mi rovini! Sono padre di famiglia…. Le dirò tutto…. Le racconterò tutto quello che desidera sapere da me….