—Entri, signore;—disse Maria; e richiuso l'uscio, precedette il
Ceretti verso il salottino.

—No, no;—soggiunse il biondo Arturo,—andiamo pure nella sua camera da lavoro; non s'incomodi per cagion mia.—

Maria non tenne l'invito, ed entrò risoluta nel salottino, dove, come al solito, gli additò il canapè, ponendosi ella a sedere su d'una scranna lì presso. Ciò fatto, la giovinetta incominciò arditamente il discorso:

—Ella è venuta per la pigione?…

—Sì…. no….—rispose il Ceretti, perdendo la tramontana.—Sono venuto anzitutto per riverirla. A dir vero, il signor Salvani si dimentica un poco di noi, e mio padre da un pezzo aveva ordinato al nostro procuratore di far le pratiche pel pignoramento. Oh, ma non dubiti, io mi sono opposto, e fino a tanto ch'io non tolga il divieto non si farà nulla di nulla.

—Grazie, signor Ceretti, della cortesia che ci usa!—disse Maria, stendendogli la mano.—Ella ha un cuore ben fatto.

—Oh, le pare? Farei ben altro per ottenere la sua benevolenza. Se ardissi dirle….

—Che cosa?

—Che Ella è molto bella, signora Maria, troppo bella, e mi fa dar volta al cervello.—

Come avrebbe dovuto diportarsi la fanciulla a quelle parole? Il piangere, il venir meno, e tutti gli altri accorgimenti della donna impacciata, non erano nelle consuetudini di quella nobilissima giovinetta. Colta così alla sprovveduta, amò meglio simulare una grande serenità di mente: epperò fu pronta a rispondergli, tra adirata e gioconda: