—Veda, signora Maria. I suoi begli occhi non sono fatti per piangere, nè per guastarsi sul telaio. Non rovini la sua gioventù per un uomo come quello, che la nutre di malinconia, e che fra pochi giorni, solo che io voglia, sarà senza tetto e senza letto. Io non lo odio se non per il male che egli le fa; del resto son pronto anche a condonargli il fitto di casa. Faccia a modo mio; lo mandi a quel paese! Io sono giovane come lui, e non fo per dire, ma ci ho le mie quattrocento mila lire al sole, e v'ha chi afferma, non senza ragione, che ce ne siano altrettante all'ombra, nei forzieri di mio padre, di cui sono io l'unico erede. Che cosa ne dice?
—Di che cosa?—domandò la fanciulla, rientrando in sè medesima.
—Della mia proposta. Non le pare uno zucchero, al paragone della vita che fa con quel figuro? Andremo a viaggiare; ci daremo bel tempo….
—Signor Ceretti!—esclamò Maria, strappando la mano dalle strette del Don Giovanni e balzando in piedi con aria di sdegno.—Io non la intendo….—
E gli stette dinanzi, guardandolo, smorta nel viso, ma con gli occhi che mandavano lampi.
Il biondo Arturo rimase un tratto dubbioso, ma non sbigottito da quel piglio. Quella era una donna, finalmente, e nessun altri era in casa.
—Dunque non accetta?—chiese egli sogghignando.—vuol farmi la
schizzinosa, signora Maria!
—Esca di qui!—gridò la fanciulla.—E benedica la sua fortuna di aver trovato qui solamente una donna.
—Sì, sì!—rispose l'altro, sempre con la stessa aria, ma con la schiuma alle labbra.—E nemmeno una santa innocentina, in fede mia….—
Disse proprio: in fede mia? Non metterei pegno che egli pronunciasse la frase intiera; perchè mentre parlava ed era per avvicinarsi a lei, si sentì una mano ferrea pesar sulle spalle, un'altra agguantarlo alla nuca, senza alcuna misericordia pei solini insaldati che gli adornavano il collo.