Il giovine Ceretti, colto in quel modo alla tagliuola, si diede, come gli consentiva la stretta dell'ignoto, a gridare:
—Tradimento! tradimento!—
E mentre gridava, si faceva pavonazzo nel volto: gli occhi pareano volergli schizzare dalle orbite sanguigne, e le braccia gli si dimenavano pazzamente in aria come quelle di un antico telegrafo.
—Lasciatemi andare!—disse allora con voce più supplichevole.—Lasciatemi andare!—
Ma quella mano stringeva sempre, e gli dava per giunta certi scrolli a dritta e a mancina, che gli facevano scricchiolare tutte le giunture. Ci fu un momento in cui il mal capitato Don Giovanni non vide più altro che bagliori rossastri, e pensò che la fosse finita per lui. Infatti era ad un pelo di morir soffocato, allorquando intese la voce di Maria che gridava:
—Lasciatelo stare! Non vedete com'è diventato?…—La preghiera di
Maria fu esaudita, ma soltanto a mezzo.
Il biondo Arturo sentì allentarsi un tratto quelle morse di ferro, e gli parve di tornare da morte a vita. Ma ad un tentativo che egli fece per disvincolarsi del tutto, si accorse che il padrone del suo collo non era punto disposto a lasciarlo andare. Infatti, come a confermazione della stretta, il prigioniero udì queste parole:
—No, padroncina! Non le sappia male se la disobbedisco. Questo pendaglio da forca si ha da buttar ginocchioni a' suoi piedi per dimandarle scusa dell'ingiuria che ha fatto alla più virtuosa delle donne. In ginocchio in ginocchio!
—No!—rispose furibondo il Ceretti, che aveva riconosciuta la voce di
Michele.—Voi mi avete còlto a tradimento, è una vigliaccheria!…
—Ah! così tu parli?—gridò Michele, dandogli superbamente del tu.—Va! Eccoti libero!—