—Sono rispettabili, Michele mio;—ripigliò il Bello,—ma i cenci vanno a finire a Voltri nelle cartiere; e quando si può farne senza, non intendo il perchè non s'abbia a vestir pulito ed avere i buoni bocconi in quel concetto che si meritano. Spendo forse qualcosa d'altri? Oh, Michele, guardate un po'! La vita politica è piena di amarezze. Coloro che vi gridano la croce addosso saranno poi certuni per i quali vi sarete cavato, sto per dire, la camicia!…

—Può darsi anche questo!—rispose Michele.—Costoro vi pettinavano con le unghie, ed aggiungevano ancora, come un grosso delitto, che andavate a giuocare nelle bische. Ma io v'ho difeso, veh! Ce ne va tanti a sdanaiarsi in que' luoghi, senza che s'abbia a dirne corna! È un guaio, lo so; ma alla stretta de' conti non è la morte Domini.

—E poi, giuoco così poco!—soggiunse il Bello,—Non si sa che fare, in queste lunghe serate. I compagni vi tirano, e voi sapete che in compagnia anco il prete prende moglie. Ma vi so dir io che non mi ci colgono più, dopo che m'hanno strinato in modo da non poter più fare servizio a un amico come voi!

—Garasso, sentite una cosa!—disse Michele.—Oramai vi ho conosciuto; e chi ardirà sfringuellare sui fatti vostri l'avrà a fare con me. Michele, il veterano, il legionario d'America, si sente ancora in gambe, come a venticinque anni, e giurammio?…

—Proviamole dunque un tantino, le vostre gambe!—soggiunse il Bello, levandosi da sedere.—È ora di andarcene.

—E perchè mo'?

—Non vedete? Si chiude la bettola. È già il tocco dopo la mezzanotte, e se passano i sergenti della Questura, pigliano l'ostessa in contravvenzione ai regolamenti.

—Peccato!—rispose Michele, senza muoversi ancora.—Si stava così bene! Maledetti regolamenti! Ma che cosa ha da farsene la Questura, che la gente ne beva un gotto di più? La si occupi dei ladri, lei, e lasci stare i galantuomini a far la digestione!

—I sergenti della Questura,—disse il Bello,—vogliono andarsene a dormire, e bisogna pure contentarli.

—Ah, quando è così, non parlo più. Un ultimo bicchiere almeno, alla salute di Oreste e Come diamine si chiama quell'altro?