—Pilade.
—Sì, alla salute di Oreste e Pilade. Benedetto vino! L'ultima goccia è sempre migliore della prima. Basta, leviamo la seduta; ed ora vi farò vedere come vado ritto al banco della padrona.—
Ciò detto, il nostro Michele si mosse; ma per quanto si studiasse di tenersi ritto, le gambe, che forse si erano avvedute di un peso soverchio, lo portavano a sghimbescio contro la parete.
—Ah! Michele! Giuochiamo forse a mosca cieca? Badate al muro.
—Avete ragione; le gambe mi fanno fico. Per fortuna la testa è salda.
—Venite qua a braccetto; Oreste e Pilade non usavano fare diverso in simili casi.
—Credete? Allora son qua. E a proposito abbiamo pagato il conto?
—Non ve ne date pensiero; qui faccio a credenza.
E così, tolto Michele a braccetto, il Bello lo condusse all'aria aperta; nè ebbe a sudar poco per metterlo all'uscio di casa.
—Bravo Garasso! ottimo amico!—andava balbettando Michele.—Non so che diamine io ci abbia nelle gambe, che non vogliono star ritte. Ma tant'è, vi voglio bene. Siamo Oreste e…. aiutatemi a direi Questo benedetto nome non vuole mai venirmi in mente. Oreste e…. Oreste e….