E non disse altro. Lettrici, che ve ne pare? Era freddino anzi che no, il nostro innamorato.

—È una barbara costumanza questa del duello,—sentenziò il De' Salvi, senza por mente che spacciava una delle solite rifritture,—ed è da condannarsi tanto più, quando espone un gentiluomo a misurarsi con ogni sorta di gente.

—Non debbo contradirvi, signore;—rispose il giovine Montalto, salutando il De' Salvi,—ma in quanto al fatto mio, posso ed amo mettere in sodo che ho avuto a fare con un perfetto cavaliere.

—Questa dichiarazione fa fede della vostra lealtà,—disse la bella Ginevra.—Ma a proposito di cavalieri perfetti, volete essere il mio, signor di Montalto?—

E così dicendo si alzò per andar finalmente nella sala da ballo.

Il nobile De' Salvi che aspettava d'esser lui, come mastro di cerimonie volontario, il cavaliere della marchesa, allungò tanto di muso, e gli altri suoi degni colleghi del pari. Già tutti aspettavano per sè quella grazia prelibata che la marchesa avrebbe pur dovuto fare a qualcheduno, entrando con lui nel salone di Flora. Epperò, quantunque fosse la cosa più naturale del mondo che questa grazia cadesse su d'un nuovo venuto, il gran ciamberlano non poteva mandarla giù, nè il marchese Tartaglia, nè il piccolo Riario, il quale ci aveva egli pure le sue pretensioni.

Il Cigàla che aveva seguito da capo a fondo tutta quella scena muta, ma eloquente, di aspettazione, se la rideva sotto i baffi. Il Pietrasanta, che era giunto più tardi, fu il solo che non ponesse mente a tutte quelle speranze deluse, e si rallegrò in cuor suo che l'amico Aloise comparisse nella sala da ballo a fianco della bella Ginevra. Era il gaudio dell'artefice quello che gli splendeva sul volto, poichè gli pareva d'essere stato egli l'operatore di quel miracolo che conduceva Aloise in mezzo alla gente.

In quanto al nostro eroe, egli non parve molto contento di quell'atto di preferenza notevole. Lo era tanto e poi tanto nel profondo del cuore, che rimase impacciato, non seppe cavare una parola, e si mostrò quasi distratto.

—Marchesa,—disse il Cigàla a Ginevra, come furono giunti nel salone di Flora,—ricordatevi del vostro debito.

—E quale, di grazia?