—No, in fede mia, signora marchesa. Ho detto quello che pensavo, e nulla più.—
Di questo modo incominciò tra la bianca signora Maddalena e il nostro Aloise una conversazione, rotta dapprima, poi facile e tranquilla, qua e là condita di motti graziosi, ma in ogni parte affabile e misuratamente sdolcinata, come sempre occorre tra un uomo e una donna, anco se la donna e l'uomo siano lontani le mille miglia da quel paese del __Tenero__ che fu così acconciamente scoperto e misurato a palmi da madamigella di Scudéry.
La signora Maddalena non era una di quelle donne di pronto e sottile ingegno, nate per offrire ad un romanziere novellino il tipo delle sue perfette eroine. Ella era tuttavia un'ottima pasta di donna, e la bontà dell'animo, la dolcezza dei modi, in quella che richiamavano alla mente l'immagine della colomba, facevano dimenticare ch'ella non era un'aquila.
Timida appunto come quel leggiadro animaletto domestico, la nobiltà del cui ufficio risale ai tempi del diluvio, modesta come la mammola, la signora Maddalena non era fatta certamente per risplendere su tutte le altre sue pari, e avrebbe avuto il gran torto chiunque l'avesse posta a raffronto della Ginevra, della Erminia, o della Usodimare. Era dolce, era pietosa, ed appariva tanto più dolce, tanto più pietosa, in quanto che dolcezza e pietà erano le sue virtù culminanti.
Però la conversazione della signora Maddalena, se non era splendida, riusciva sommamente gradevole, con tutte le debolezze, con tutte le storte opinioni che le erano derivate da quella gretta educazione che si dà di presente alle donne, e dal consorzio continuo di donne e d'uomini la più parte educati alle medesime frivolezze.
Aloise, come già avranno notato i lettori, era molto più sciolto nel conversare con la Torralba, che non fosse stato con la bella Ginevra. E in ciò non era nulla di strano, essendo egli posto così di punto in bianco nella necessità di parlare, e l'amore non facendogli nodo alla lingua. Laonde potè mostrarsi disinvolto, com'era veramente, e ragionare con assai garbo di cento nonnulla.
La signora Maddalena lo ascoltò volentieri. Egli non era quell'orso di cui gli amici caritatevoli le avevano fatta una così fosca dipintura. Però in dieci minuti di conversazione, lo spirito della bianca gentildonna aveva già fatte cento miglia, e già pensava che nessuno di que' giovinotti, i quali portavano il vanto della cortesia e dell'arguzia, potesse mettersi in paragone con Aloise di Montalto.
Il quale dal canto suo rendeva larga giustizia alla signora Maddalena, notando la delicatezza de' pensieri e la grazia de' modi, che rispondevano perfettamente alla soavità del suo viso. Ma fermiamoci qui, non corriamo a dare uno storto giudizio del cuore di Aloise, che pure s'avrebbe oramai a conoscere un tantino.
S'erano fatti dapprima a parlare della festa, poi di musica, e dalla musica erano saltati a ragionar di pittura. Egli era un dialogo che andava da sè, piano, scorrevole, come avrebbe potuto farsi fra due uomini, anzi no, tra un uomo e una donna; imperocchè nel dialogo di due uomini si ficca pur sempre lo spirito aspro della controversia, e tra Aloise e la signora Maddalena il ragionamento correva limpido e cheto come…. come…. Cercatelo voi, un paragone che calzi.
Il __valzer__ finì, ed Aloise si profferse ai servigi della marchesa per accompagnarla alla credenza. Segno questo, per ogni osservatore di buon conto, che egli non pensava punto al bel viso della signora. Il cuore che comincia a intenerirsi non profana le sue gioie delicate colla immagine di una donna che mangia.