—No, mi guardi il cielo dal perdere il capo a questo modo. Se avessi per caso da impazzire, vorrei andar diritto allo spedale, che nessuno mi vedesse farne di così gravi, come questa che voi pensate di me.
—Ma che volete voi dunque? Qual altra…. disgrazia chiedete?
—Di poter tagliare l'errore a mezzo; di contentare il mio migliore amico, senza scontentar me; di essere in due, dove avrei voluto esser solo.—
In quella che Enrico Pietrasanta faceva questo allegro sproloquio per aiutare il suo Oreste, la marchesa Ginevra pensava:
—Ma che cos'hanno in mente tutti costoro? La Maddalena, Montalto; il Pietrasanta, Montalto; perfino quel pazzo di Cigàla, Montalto, non sa parlarmi d'altro che di Montalto!…. Che siano tutti pazzi, o che costui li abbia tutti stregati?…
—Orbene, marchesa,—disse Enrico,—pronunziate la dolorosa sentenza?
—Sì, se pur la volete tale.
—Se la voglio!… Ve la chiedo con rammarico profondo, ma l'aspetto da voi.
—Ed io,—rispose la Ginevra, imitando la comica mestizia del Pietrasanta,—con profondo rammarico vi condanno…. ad avere un compagno di catena.—
Una doppia risata, ma di cuore, pose fine ai dialogo della Ginevra col suo cavaliere.