Il marchese Tartaglia si avvicinò, chiedendo di che cosa ridessero; ma
innanzi ch'egli avesse articolata e sputata la sua dimanda, il
Pietrasanta era già fuori del tiro; tanto gli premeva di recare ad
Aloise la buona novella.

XXIX.

Nel quale si comincia a conoscere che uomo fosse il marchese
Antoniotto.

Uno dei personaggi più importanti della nostra storia, sebbene altro non abbia fatto ancora che una breve comparsa in queste pagine, è senza dubbio il marchese Antoniotto Torre-Vivaldi.

Intanto che i suoi convitati ballano, cenano, passeggiano e dicono che le sue feste sono le più belle e le più suntuose di Genova, intanto che i forestieri, ammessi in grazia dei loro titoli in casa Vivaldi, si fanno un ottimo concetto, se non al tutto vero, dell'umor socievole delle grandi famiglie genovesi, teniamo un po' d'occhio il padrone.

Quando egli ebbe fatto tutto quello sfoggio di cortesie, che i lettori sanno, con Aloise di Montalto, e ricambiate alcune parole colle persone più ragguardevoli dei due sessi, il marchese Antoniotto chetamente disparve. Ma noi che abbiamo in mano il filo di quel labirinto, gli terremo dietro, e se il lettore vorrà lasciare in pace per un tratto la bella Ginevra, la bianca Maddalena, Aloise, e tutti i suoi simpatici personaggi, non avrà a pentirsi d'essere venuto con noi.

Il marchese Antoniotto, coll'aria sbadata di chi va a zonzo, ora conversando con questi ed ora con quelli, giunse fino al pensatoio della sua signora, che era in quel momento deserto. L'uscio che metteva nella stanze di Ginevra era chiuso: ma il marchese Antoniotto non se ne diede pensiero.

Andando ad un'altra parete, premè col pollice un nascosto congegno, e una porticina che era dissimulata dai fregi continuati della tappezzeria, si aperse per dargli il passo nello spogliatoio della marchesa, e di là fino al suo quartierino particolare. Colà giunto, salì il piano di sopra, dov'erano le camere dei servi.

Ma lassù non era anche finito il viaggio del marchese Antoniotto, il quale, infilata un'altra scala più stretta della prima, salì fino ad un pianerottolo cieco, dov'era agevole immaginare che un tramezzo vietasse di andare più oltre. Egli, nondimeno, a cui l'oscurità non faceva impedimento, trovò il catenaccio di una porta ferrata, e lo fece scorrere sugli anelli; quindi bussò due o tre volte con le nocche delle dita.

Un rumore di passi si udì poco dopo dall'altro lato dell'uscio; un altro catenaccio scorse sugli anelli, e l'uscio si aperse. Era il padre Bonaventura in persona, che si faceva ad accogliere il suo ospite.