«Un'audace aggressione è stata perpetrata iersera, verso le dieci, nella salita delle Battistine. L'egregio dottor cavaliere Ernesto Collini, mentre si recava, per ragioni del suo ministero, in una casa di quei pressi, venne fermato da un tale che gli domandò bruscamente la borsa o la vita. Per nulla intimorito, il giovine dottore cavò una pistola per difendersi, e certo avrebbe data una severa lezione al malandrino, se altri compagni di quest'ultimo, sbucati non si sa donde, non lo avessero sopraffatto, impedendogli l'uso delle braccia. Per tal modo, egli fu alleggerito dell'orologio, del portamonete e (quasi sarebbe inutile il dirlo) dell'arma che aveva impugnata per propria difesa, e malmenato per giunta, con accompagnamento di orribili imprecazioni. Egli non potè riconoscere i suoi aggressori, che portavano il cappello tirato sugli occhi; però dall'accento, ebbe a formarsi la persuasione che fossero gente estranea alla nostra città. La qual cosa dimostra in quali deplorevoli condizioni sia caduta la sicurezza già proverbiale di Genova, per l'affluenza di tanti ceffi proibiti, ecc., ecc.»

Per alcuni giorni il Collini fu l'eroe delle conversazioni private, dei capannelli di piazza, delle librerie, delle farmacie, delle botteghe da caffè. Il caso suo del 28 giugno diede argomento di chiacchiere, come i casi del 29 giugno, e quasi altrettanto, ad ogni ragione di scioperati e di curiosi. Ci fu anzi chi volle scorgere una certa colleganza tra l'aggressione delle Battistine e il tentativo repubblicano occorso ventiquattr'ore dopo. Infatti, i malandrini non parlavano genovese; erano dunque lombardi, romagnoli, emigrati, insomma, di quelli che volevano mettere a sacco e in fiamme la tranquillissima Genova; e l'audace aggressione patita dal Collini altro non era che un prodromo, una pregustazione di quello che sarebbe capitato a tutti gli abbienti, a tutti i ben pensanti della città, se i rivoltosi fossero venuti a capo della loro scellerata congiura. Don Basilio non avrebbe argomentato diverso.

Il prode ma sfortunato Collini, ricevette un subisso di cartelline da visita, e condoglianze e strette di mano a centinaia. Questo, comunque gratissimo, non era che fumo; ma ci fu anche l'arrosto, perchè il cliente alla cui casa si avviava in quella malaugurata sera il Collini, dolente che il brutto caso gli fosse avvenuto per cagion sua, si recò a debito di mandargli uno stupendo orologio inglese, col suo nome e colla data del 28 giugno incisa nella faccia interna del coperchio, a testimonianza durevole della sua gratitudine. __Sic itur ad astra__.

XXXIV.

Dove si fa un brutto viaggio, ma parecchio istruttivo.

Ora seguitiamo le pedate del Guercio, il quale, contento del fatto bottino, non pensa davvero di aver dato argomento a tanto chiasso futuro.

Il destro furfante, poi ch'ebbe veduto il suo uomo correre in su, come se avesse l'ali alle calcagna, se ne discese con passo misurato al crocicchio del Portello, donde si avviò per via Caffaro. La strada era pressochè deserta, e oltrepassato il teatro Paganini era deserta del tutto. I Genovesi sanno che nell'anno di grazia 1857 la via Caffaro non giungeva ancora molto più in là dal teatro anzidetto, e la valle non appariva anche allargata, come ora si vede, per dare ospitalità convenevole a due file di casamenti e alle loro intercapedini rispettive.

Si notavano in quelle vece le vigne sterpate, i camperelli distrutti, le falde della collina sconvolte dalle mine, fondamenta a mala pena gettate di case future, fossi di calce, monti di rena, sterramenti, cataste di pietre da costruzione; insomma un caos, che aspettava ancora il __fiat__ degli architetti e dei mastri muratori.

In mezzo a questo laberinto il Guercio si aggirò destramente, come se fosse giorno chiaro, o come se avesse il filo d'Arianna tra le mani. Per tal modo egli potè giungere in un luogo dove il suolo fangoso mostrava una gran buca, una specie di voragine, e gli addentellati ancora scoperti di un vôlto recente accennavano che là era il cominciamento della chiavica maggiore sottoposta alla via.

Il Guercio diede un'occhiata in giro, e sinceratosi che non ci fosse anima nata in quelle vicinanze, si curvò sulla buca, ne abbrancò gli orli e si calò dentro colla fidanza di un uomo, che già aveva misurato l'altezza del salto. E qui lettori umanissimi,