—No, no!—ripigliarono parecchi.—È troppo.
—Sta bene,—soggiunse il Bellavista,—che tu sia il manipolatore del negozio; ma quattrocento lire….
—No, no;—incalzarono gli altri,—tu vuoi troppo per la tua porzione.
Perchè non dire recisamente: voglio tenermi la somma intiera?
—Ma io….—si provò a dire candidamente il Guercio. Non sono il capo, io?
—Zitto, là!—gridò l'Architetto, dando sulla voce a lui e agli altri che volevano rimbeccarlo.—Lasciate che io pure metta fuori la mia. Se parlate tutti in una volta non riusciremo mai ad intenderci.
—Sì, parla tu! parli l'Architetto!
—Benone!—ripigliò questi, contento del trionfo ottenuto. Ditemi ora, non par giusto a voi che il Guercio, come capo e come manipolatore del negozio, abbia qualcosa di più?
—Certamente!—entrò a dire il Bellavista.—E mi pare che centocinquanta lire….
—No; facciamo la somma rotonda; mettiamo dugento.
—E vada anche per dugento!—disse il Guercio, coll'aria di un uomo che fa un grande sacrifizio.—Io non voglio romper l'amicizia per questa miseria. Dugento lire a me, e centocinquanta al maresciallo!