—E la vostra colazione?—diss'ella, notando come Lorenzo si fosse avviato all'uscio.

—Non ne ho voglia, stamane;—rispose il giovine.—Del resto, non starò fuori più di un'ora.—

Ma in quella che Lorenzo parlava, la giovinetta aveva potuto scorgere com'egli fosse pallido in viso e turbato.

—Che avete, Lorenzo? Voi siete ammalato….

—No, buona sorella, non ho nulla; ho letto molto e ho bisogno d'aria.
Addio; tra un'ora e mezzo alla più lunga, sarò di ritorno.—

E senza aspettar altro, si volse all'uscio, lo aperse e partì. Dieci minuti dopo, era in via Balbi e scampanellava all'uscio del marchese di Montalto.

Ma Aloise, per dirla nello stile di Lucullo, non era dormito quella notte in casa di Aloise, e il servo non seppe dire a Lorenzo nè dove fosse, nè quando sarebbe ritornato; soltanto sapeva e diceva che da due giorni il suo padrone era fuori.

Che fare? A Lorenzo venne in mente il Pietrasanta, l'amico fedele del Montalto, come quegli che certo avrebbe saputo dirgli se fosse possibile, e quando, di abboccarsi con lui. E difilato si mosse per andarlo a cercare, ben sapendo ove stesse di casa. Per fortuna non doveva andare lontano, poichè il palazzo dei Pietrasanta era sulla piazza della Nunziata.

Giunto al portone e saputo che il marchesino non era uscito, Lorenzo salì al secondo piano e scampanellò all'uscio di casa. Un servo in mezza livrea venne ad aprirgli, per rispondergli asciuttamente, poi ch'ebbe udita la sua domanda, che Sua Eccellenza era a letto, e quando era a letto non si poteva scomodarla.

—Dategli questo;—soggiunse Lorenzo, sporgendogli un suo biglietto da visita,—e v'accorgerete di non aver fallito a svegliarlo, od altrimenti a disturbarlo. Io aspetterò qui.—