Il servo sì strinse nelle spalle, e lasciatolo solo nella vasta anticamera, andò, sebbene di male gambe, a far l'imbasciata. Dopo tre o quattro minuti, che Lorenzo spese a contemplare un Noè del Grechetto, che entrava nell'arca con ogni generazione d'animali, ricomparve il servitore, ma stavolta tutto inchini e sorrisi, per dirgli:—Entri, signor avocato; il mio padrone l'aspetta.—

Percorse due o tre sale sontuosamente arredate, nelle quali se ne stavano contegnosi e muti una dozzina di antenati d'ambo i sessi; sulla tela, s'intende. Lorenzo Salvani fu guidato alla camera dell'amico, più che dagli atti ossequiosi del servitore, dalla voce medesima del Pietrasanta, il quale gridava dalla sua cuccia:

—Siate il benvenuto, amico Salvani! Venite con me a deliziarvi nello spettacolo dell'alba!

—Dell'alba?—chiese Lorenzo, accompagnando le parole col suo placido sorriso, in quella che entrava nella camera del Pietrasanta:—volete dire quella de' tafani?

—Non ne conosco altre, io; sebbene pel fatto di San Nazaro, dovrei dire il contrario. Ma un fiore non fa primavera; la mia alba, eccola…. __Bell'alba è questa__!—

E usando di quella dimestichezza che era tra lui e Lorenzo, il Pietrasanta si sollevò quasi in piedi sul letto, col lenzuolo ravviluppato intorno alla persona, per dare immagine dell'alfieresco personaggio a cui rubava il suo famoso emistichio.

—Ma lasciamo la tragedia in disparte;—proseguì l'allegro giovanotto, ricadendo col gomito sul guanciale.—lo vi ho fatto entrar qui, perchè non aveste ad aspettar troppo il mio scendere __dalle molli piume__. Licenziatemi quest'altra frase, vi prego, poichè stamane sono nel classico, e appunto quando giungevate voi stavo pensando a due personaggi dell'Eneide.

—Oh diamine! E chi sono, costoro?

—Ve lo dico subito. Ma, prima di tutto, sedetevi. Guardate, là, presso a voi, c'è un mazzo di spagnolette. I fiammiferi sono qui, sul tavolino. Io fumo come il Vesuvio, reggia di Vulcano, o come l'Etna, quando Encelado si fa lecito di respirare.

—Ma davvero siete classico, stamane!—disse Lorenzo, mentre, per contentare l'ospite amico, accendeva una spagnoletta.