—Grazie;—rispose Lorenzo.—Desideravo parlargli; ma poichè non lo trovo, gli scriverò una lettera, e voi vi darete la briga….
—Di fargliela avere?—interruppe il Pietrasanta.—Sicuramente. Se oggi non viene, domani lo scoverò io.—
Un moto delle labbra di Lorenzo dimostrò ad Enrico Pietrasanta che non bastava ancora.
—Si tratta di cosa grave?—dimandò egli, mettendo la sua gaiezza mattutina in disparte.
—Gravissima; almeno per me.
—Diamine! e perchè non dirmelo subito? Ed io che stavo a ciaramellare, a ridere…. Scusatemi, Lorenzo!…
—Vi pare?—interruppe Salvani, stringendo affettuosamente la mano che gli stendeva l'amico.—Voi siete un'anima nobile, Pietrasanta. Rendetemi un servizio e dimostratemi, contro la vostra opinione di quest'oggi, che l'amicizia non è un nome vano. Aloise ha da avere, oggi medesimo, una mia lettera, e da venire, da correre a Genova, appena l'avrà letta.—
Enrico stette un tratto sovra pensieri, come se misurasse in cuor suo tutte le probabilità del negozio; quindi rispose con breviloquenza cesarea:
—L'avrà, la leggerà, verrà. Teodoro!… Ehi, dico, Teodoro!…
—Eccellenza!—esclamò il servitore, ritornando come un automa in sull'uscio.