Il giovine Montalto non avrebbe voluto guardarla tanto; ma che farci? Il fascino era troppo forte, e tutti i più fermi proponimenti che egli andava facendo in cuor suo, cedevano ad ogni tratto innanzi a quella potenza di attrattiva che era negli occhi ed in ogni lineamento di quel volto mirabile.
Temendo però che altri si avvedesse della sua debolezza, si alzò, e congedatosi dalla signora, uscì da teatro. Fu quella un'impresa da eroe, sebbene egli, per sentirsene l'ardimento, avesse avuto mestieri del sopraggiungere d'un nuovo visitatore, al quale, o subito o poco dopo, avrebbe dovuto cedere il posto.
Il povero giovane era entrato tranquillo in teatro, e ne usciva profondamente turbato. Da quella sera la naturale mestizia del suo animo si rabbuiò fino all'umor nero, e il giorno dopo incominciarono le passeggiate solitarie ai Giardinetti dell'Acquasola, da dove si scorgeva il tetto, nient'altro che il tetto, di un palazzo della Strada Nuova, sontuosa dimora della marchesa Ginevra. Colassù almeno egli poteva fermarsi, e contemplare a suo bell'agio quel tanto di spazio murato in cui viveva la bellissima donna.
Queste cose s'intenderanno molto più agevolmente quando si pensi che
Aloise aveva diciott'anni, e che quello era il suo primo amore.
Timido com'era, egli non avrebbe ardito mai farsi presentare in quella casa. La sua fantasia entrava liberamente dal tetto; ma le sue gambe avrebbero ricusato di salirne le scale. Non già che una donna gli facesse paura; la sua educazione gli aveva insegnato benissimo quella scioltezza di modi con cui s'entra in casa altrui; e tante volte ne aveva fatto sperimento! Ma quella non era una donna come tutte le altre, poichè egli se ne era innamorato; epperò tremava al solo pensiero di metter piede in sua casa, e di farsi leggere negli occhi il segreto del cuore.
D'altra parte, perchè sarebbe andato ad accrescere la schiera dei curiosi? Si sarebbe ella avveduta? avrebbe ella osservato un ragazzo come lui? Il vero amore, in un giovinetto inesperto, riesce così impacciato ne' suoi modi, che spesso dà nel ridicolo, e una donna giovine, bella ed ammirata da tanti, è più facilmente disposta a farne le grasse risa, che non a mostrarsene grata. Ed Aloise, il quale era giovine d'anni, ma adulto di mente, le intendeva benissimo, tutte queste cose, e non ne pigliava argomento a sperare.
Così scorse il tempo. La marchesa Ginevra, passato l'inverno, era andata in campagna, dove incominciò da quell'anno a passare i sei mesi della bella stagione. Inoltre, per due inverni consecutivi andò col marito a Parigi, e il povero innamorato visse come gli venne fatto, non cavando altro conforto che dalla sua giovinezza e dallo studio.
L'amor suo, seguendo l'esempio della natura, aveva i suoi periodi di sopore, e soltanto la presenza dei Torre Vivaldi a Genova lo faceva riavere, ma inasprendo sempre maggiormente la piaga. Intanto gli anni correvano. Aloise di Montalto viveva solitario, immerso ne' suoi studi, alternando le Pandette con la musica, l'economia politica colle lettere. I soli passatempi della sua malinconica ma robusta giovinezza, erano il cavalcare e la scherma. Di questo modo egli s'era fatto da per sè un tal uomo che molti stimavano e tutti poi rispettavano, sebbene pochi lo amassero, a cagione della sua contegnosa alterezza.
Ma questa in fin de' conti vale assai più del fare sbracciato e arrendevole, col quale vi studiate di piacere al volgo, e non ne accattate il più delle volte che spregio. Aloise, anche asciutto nei modi come era giudicato, non poteva negarsi che fosse un perfetto cavaliere; e molte donne gli avevano posti gli occhi addosso per cominciare il solito romanzo: molti uomini, poi, di quelli che la sanno lunga, avrebbero voluto tirarlo dalla loro, come un ottimo strumento alle comuni ambizioni. Ma egli si schermiva da quelle e stava lontano da questi; e il riserbo, più ancora che le sue virtù, lo faceva crescere dieci cotanti nella estimazione universale. La qual cosa potrebbe addursi come una testimonianza a pro' di quell'adagio, secondo il quale la potenza di un uomo sta per un terzo nell'essere e per due nel parere.
Noi pensiamo ora di non aver altro da aggiungere al ritratto morale del giovine, che s'era battuto con Lorenzo Salvani, che andava a passeggiare sul belvedere dei Giardinetti e che incideva il nome di Ginevra su d'una tavola di lavagna nella __Corte d'amore__ della villa Vivaldi.