—Ah, sì, la conosco, proseguite.

—Orbene, ho fatto il giuoco anche alla signora contessa, ed ho scoperto un fante di fiori, il quale era cotto straccotto per la regina di quadri: che essa non lo vedeva di mal occhio; che lo aspettava e che egli era appunto per via.

—Benissimo, e poi?

—La signora contessa ha riso molto, ed ha voluto che continuassi il giuoco, stando molto attenta a tutte le cose che io le narravo, segno che le carte dicevano la verità. Poi mi ha congedato, dandomi due scudi.

—È qui tutto?

—No. Quando la signora contessa se ne andò, la cameriera mi disse che avevo indovinato tutto per bene; che il fante di fiori c'era da parecchi giorni; un certo signor Sovani…. Silvani….

—Forse Salvani?—interruppe il Collini, a cui quelle storpiature della signora Momina avevano fatto aguzzare gli orecchi.

—Sì, per l'appunto, Salvani; un signore bruno, che si è battuto in duello. Così mi disse la cameriera, e infatti nelle carte, il duello c'era sempre alle spalle del fante di fiori.

—Ah!—disse il Collini tra sè.—E come diamine lo ha conosciuto, la Cisneri? Sta bene che per ora io non posso andare in sua casa, dopo quel maledetto negozio…. Ma esserci andato subito egli…. Oh, adesso più che mai è necessario che io mi vendichi di tutti costoro.—

Poi, volgendosi alla signora Momina, e simulando un'aria contenta, il
Collini le disse: