Alla parola fumo la signora Marianna si fece di fuoco.

—Fumo?—esclamò ella.—O non sa che io faccio cucina a carbone?

—Che carbone, che cucina? Intendo fumo di tabacco. Anzi, mi pare che ne sappia lei, signora Marianna.

—Gesummaria!—gridò la governante, giungendo le palme.—Ma sì…. ora che ci penso…. Ella ha ragione. Eppure, m'ero così bene risciacquata il viso!

—Che è avvenuto? Le doleva un dente, ed ha fumato un sigaro?

—Oh, grazie al cielo, li ho tutti sani, e poi il puzzo del sigaro non lo posso patire. Se sapesse piuttosto che cosa m'è accaduto stamane….

—Sentiamo; non mi tenga sulla corda.

—Ecco; quand'ella è uscita di casa, ho detto tra me: il padrone non torna prima delle tre; io ho dunque tempo a dar sesto a tutte le faccende di casa, ed anche a sentire la santa messa. Ella saprà che oggi è San Michele, arcangelo benedetto, e mi sarebbe parso peccato non andare in chiesa quest'oggi. Dunque, dicevo, andiamo a messa prima di tutto. E sono uscita per andare alle Vigne. Ma nel traversare la via della Maddalena per scendere dietro il coro delle Vigne, ecco tre marinai, od altro che fossero, perchè non li ho guardati, i quali, tenendosi tutti per braccio, m'impediscono la strada. Mi strinsi al muro per cansarli; ma essi, pareva lo facessero a posta, mi vennero addosso; e uno di loro, che mi era più vicino, e fumava la pipa, mi lasciò andar sulla faccia una boccata di fumo. Che brutta gente, padre, che brutta gente c'è a Genova! Venire a dar molestia alle persone che se ne vanno per la loro strada! E quando ebbero fatta quella bella impresa, e mi sentirono tossire, si fermarono ancora a ridere, a dirmi delle cosacce….

—Povera signora Marianna!—disse Bonaventura, ridendo,—si risciacqui ancora la faccia, e metta nel catino due o tre gocce d'acqua di Colonia.

—Oibò!—rispose la vecchia, con aria di raccapriccio.—Io non ne adopero, di queste diavolerie!