—Ah, meno male!—esclamò l'altro; e trasse un lungo sospiro, che fece andare la signora Marianna in brodo di succiole.
—Vedete, ora,—proseguì ella, mentre ripigliava il lavoro interrotto, e abbronzava maledettamente, con un ferro troppo caldo, lo sparato di una camicia del padrone,—quanto era meglio che ve ne andaste, quando io ve lo dissi la prima volta. Adesso vi bisognerà rimanere nascosto fino a tanto egli non torni ad uscire.
—__Alma de mi alma__, si sta così bene presso a voi!
—Parlate piano! E adesso che c'è? Tenete le mani a casa!
—Come si fa, quando si è presso a voi?
—Tiratevi in là!—ripiccò la donna torcendo le labbra.
Lasciamo un tratto bisticciarsi gli amanti, e contentiamo una curiosità a cui, dal fitto di queste righe, vediamo foggiarsi le labbra dei nostri lettori. Che diamine! sembra di udirli a gridare. La signora Marianna, la timorata signora Marianna…. tirarsi un amante in casa! Sicuro, un amante; ma l'ara d'Imeneo non è molto lontana. Questo almeno ella crede, la nostra colomba; e questo le mette l'anima in pace. Ma chi poteva innamorarsi di lei? chiederà un altro e più sofisticoso lettore. Di lei che non contava già più i suoi cinquanta autunni, e ci aveva il naso bitorzoluto e il mento fiorito di peli?
Questo signor lettore (sia detto con sua licenza, e con tutta la più gran venerazione che abbiamo, noi poveri venditori di ciance, per questa eletta classe di cittadini) non sa l'amore che sia; non argomenta come possa andare tentoni e saettare a casaccio, un fanciullo che ha sempre la benda sugli occhi. Ed è grande fortuna che sia così. La cecità dell'amore lascia sperare ad ogni donna la sua parte di felicità in questa valle di lagrime. Se l'amore fosse soltanto per le belle e per le giovani, chi le potrebbe tenere a segno, queste care puppattole? Torniamo alla signora Marianna e al suo damo. Chi era costui? Da uno sproposito che già egli v'ha detto, da una frase spagnuola, e dalla notizia del suo giorno __monastico__, non avete riconosciuto Michele Garaventa, il legionario di Montevideo e di Roma, il servo fidato di casa Salvani? Ma come ciò? Chiedetene ai Templarii e ai loro stratagemmi di guerra; noi ce ne laviamo le mani.
Rispetto al modo come quei due cuoricini giunsero ad intendersi, potremmo sciorinarvi la vecchia teorica delle anime sorelle che si vanno fiutando a vicenda sulla faccia della terra, fino a tanto si raccapezzino e si congiungano; o quell'altra delle mezze noci, maschio e femmina, che Domineddio buttò un giorno per suo diletto su questo globo terracqueo, e che s'agitano sempre, cercandosi l'una coll'altra, si provano e si riprovano guscio a guscio, fino a tanto non paia loro di combaciare per bene; donde occorre che nel rimescolo molti gusci si rompano, molt'altri credano d'aver trovato davvero il compagno, e tanti per conseguenza rimangano vedovati in eterno. Ma di queste invenzioni la prima è una scempiaggine da poeti, l'altra una capestreria da umoristi, e noi bene intendiamo come non vengano a taglio pel nostro assunto di storici. Raccontiamo dunque partitamente, alla buona (e ci assista la Musa pedestre) come l'andò tra que' due, come avvenne che mezzo secolo si invaghisse dell'altro.
Ogni mattina la signora Marianna andava alla messa. Bisogna nutrir l'anima come si nutre il corpo, soleva dire la divota femmina; ora il corpo ha bisogno di nutrirsi ogni giorno, e l'anima non deve rimanere da meno. Però ogni mattina, tra il battere e il ribattere delle nove all'orologio delle Vigne, si vedeva la signora Marianna metter fuori il piede guardingo dal portone del palazzo Vivaldi, col suo sciallo bigio sulle spalle, la sua cuffia a cannoncini insaldati sulla testa, il suo pezzotto bianco pieghettato sul lembo, e raccolto pei capi sul petto, rasentare il muro fino ai quattro canti di San Francesco, scendere per la piazza della Posta vecchia, fino alle Vigne, e infilare la porta della navata __in cornu Evangelii__.