Quella era l'ora che il padrone, sorbito il caffè, non aveva bisogno dell'opera sua. Fino alle undici egli non usciva di casa, dove era solito far ritorno, come sappiamo, alle tre dopo il meriggio. Ma alle dieci in punto la signora Marianna era sempre rientrata, per accudire alle faccende domestiche, e non usciva più, salvo per urgenti negozi.

Ora, egli avvenne che per molti giorni alla fila, nello uscire di casa, sul crocicchio di San Francesco, piantato a mo' di colonnino contro lo spigolo del palazzo Verde, ella scorgesse un tale che la guardava, lei, proprio lei. Un uomo è sempre un gran caso nella vita d'una donna; figuriamoci poi d'una pinzochera. Quell'uomo pareva un pilastrino di rinforzo al muro, anzi un collega dei due robusti Telamoni incaricati di reggere l'architrave del portone.

Ad onore della signora Marianna, bisognerà dire che sulle prime non ci badò, o non se ne avvide; ma l'assiduità dello sconosciuto finì, com'era naturale, col darle nell'occhio; ed ella non teneva tanto le ciglia a terra da non accorgersi che egli stava in sentinella per lei. Nè basta; da due giorni appena ella aveva notata la cosa, e, quasi, a riprova, vide il medesimo uomo, sulla piazza delle Vigne, al suo uscire di chiesa.

D'allora in poi, sempre la stessa canzone; dapprima contro lo spigolo del palazzo Verde, poi dinanzi alla parrocchia, quell'uomo era sempre ad attenderla, con questa sola diversità tra i due momenti, che alla sua uscita di casa egli era fermo, come s'è detto: laddove, alla sua uscita di chiesa, il nostr'uomo, in cambio di prestar l'opera sua a sostegno di qualche cantonata, asolava per la piazza noverando i lastroni.

Non c'era più dubbio; quell'uomo stava a piuolo per lei, asolava per lei. E allora la signora Marianna, sebbene facendosi rossa come una brace, incominciò a sbirciarlo da lontano. Egli era decentemente vestito, a guisa d'un vecchio capitano in ritiro. Indossava un cappotto nero, abbottonato fino alla gola; il suo cappello alto di feltro, non nuovo fiammante, ma senza macchia e senza un pelo arruffato, testimoniava la lindura e l'aggiustezza del suo padrone; la bella statura, il volto severo, ornato di due baffi e d'un pizzo che incominciava a mostrare qualche filo di bianco, lo facevano, come suol dirsi volgarmente, un bell'uomo.

Tutto ciò vide la signora Marianna, e l'esame tornò favorevole allo sconosciuto. Tra l'altre cose che ella vide sbirciando (che cosa non vede una donna in un batter di ciglia?) era notevole un anello d'oro massiccio al pollice della mano destra, che egli teneva superbamente appoggiata al petto, tra un occhiello e l'altro della giubba. Un anello al pollice; che stranezza! E non era il solo gingillo dello sconosciuto; perchè i petti del soprabito non salivano tanto, nè tanto scendevano i peli della sua barba, che non lasciassero scorgere i capi d'un fazzoletto di seta, raffermati da una spilla su cui era incastonato un topazio. Capperi! E forse, anzi senza il forse, sotto quel soprabito c'era il suo bravo orologio, con tanto di catenella d'oro. Insomma, quello era un uomo per la quale, da svegliare la curiosità, non d'uno, ma di cento mezzi secoli in gonnella.

E così rispettoso nel suo farle la corte! La guardava tra severo e malinconico, senza mai bisbigliarle una parola quando ella era costretta a passargli vicino. Una volta, una volta sola, le parve udirlo a sospirare. Com'è garbato! pensava ella. Così va bene! Ecco come dovrebbero essere tutti gli uomini!

Ma un giorno, uscendo all'ora consueta dal palazzo Vivaldi (ella era andata non solo per la messa, ma anche per la solennità delle quarant'ore), la signora Marianna non vide al posto consueto il piuolo. Che vuol dir ciò? Forse sarà ad aspettarmi sulla piazza delle Vigne. Come la ci andasse ansiosa, immaginatelo voi. E neppure laggiù! Che novità era mai quella? Forse infastidito di lei? Forse spazientito dalla sua austerità? Ma perchè non aveva egli cercato di dirle una parola? Doveva dunque esser lei la prima a rompere il ghiaccio? Le donne non fanno di queste cose, e quelle che le fanno, sono…. quel che sono. Che aveva egli dunque? La povera signora Marianna non sapeva capacitarsene.

Così turbata entrò in chiesa; fece sbadatamente il segno della croce, e andò, portata dalla consuetudine, ad inginocchiarsi sulla sua panca. Ogni versetto de' suoi paternostri era un pensiero a quel tale; ogni periodo delle sue avemmarie una dimanda a sè stessa. Di tratto in tratto, colla coda dell'occhio, or da un lato, or dall'altro, andava investigando le navate; degli uomini che stavano, __rari nantes__, nella chiesa, a quell'ora, nessuno era lui. Ma ecco, mentre la signora Marianna era per lasciarsi sfuggire in un sospiro l'ultimo fil di speranza, le venne veduta la nuca brizzolata di un tale che stava genuflesso nella panca dinanzi alla sua. Santa Zita benedetta! Sarebbe egli, per avventura? Il soprabito nero lo aveva; il cappello di feltro, diligentemente spazzolato, gli riposava al fianco. Ma ci sono tanti soprabiti e tanti cappelli consimili, in questa valle di lagrime!

I lettori indovinano che la signora Marianna, accolto il sospetto in cuor suo, non lasciò più degli occhi il suo divoto vicino. Questi, poco stante, come uomo che abbia finita la sua orazione, sollevò un tratto la testa dalla sponda dell'inginocchiatoio, e alla signora Marianna parve riconoscere il portamento del suo corteggiatore modesto. Ma il volto, il volto, bisognava vedere; e qui la beghinella stette spiando, come il micio al buco, donde egli spera che abbia a saltar fuori il topolino. Finalmente, come a Dio piacque, e a santa Zita, protettrice delle fantesche, il divoto si tolse da quella disagiata postura, per sedersi sulla panca; e nel gesto che fece per sincerarsi che non avrebbe ridotto il cappello ad una stiacciata, il suo profilo si offerse all'avido sguardo della zitellona cascante. Noi non potremmo giurarlo, ma quasi vorremmo scommettere che in quel punto la signora Marianna intuonò mentalmente il __Magnificat__.