Lo sconosciuto adoratore non si volse neppure a guardarla. Tutto assorto nelle sue divote meditazioni, rimase un tratto seduto; poi cadde ginocchioni da capo, e stette a fronte china, in atto di fervorosa preghiera, fino all'__Ite missa est__; ascoltò religiosamente la lettura degli ultimi evangelii; quindi si alzò, raccolse il fazzoletto di seta che gli aveva custodito le ginocchia dalle polverose impronte della predellina, fece la sua brava riverenza in mezzo alla navata, e via. Diede egli un'occhiata alla signora Marianna, nel passar rasente alla panca? Non si potrebbe giurarlo; certo, se la diede, fu al lembo della sua veste, e non giunse all'altezza della cintura.

Che anima divota! disse tra sè la governante di Bonaventura. Ma almeno un'occhiata! le sussurrò un demonio nel cuore. E invero, nel cuore più divoto, nella più timorata coscienza, ci sta sempre, non si sa come, forse ad alloggio militare, un piccolo demonio, che soffia le passioncelle inavvertite, che bisbiglia i consigli traditori, che solletica dell'unghia le vanità peritose, stimola i desiderii incerti, e nutre a zuccherini i peccatuzzi innocenti. E via via le passioncelle si scaldano, i consigli fruttano, le vanità crescono, i desiderii ringagliardiscono, i peccatuzzi, impersoniti come tante ragazze da marito, domandano al babbo un più succoso alimento.

La signora Marianna, che aveva finito anch'ella le sue preghiere, si alzò poco stante per uscire di chiesa. Ma quando giunse alla pila dell'acquasanta, non ebbe ad intingervi il sommo delle dita, come soleva fare ogni giorno. Un'altra mano, tratta pur dianzi dalla conca di marmo, le porgeva rispettosamente l'acqua lustrale. Che cuore fu il vostro, o Marianna, a quell'umido tocco di polpastrelli? Certo il sangue scorse più rapido nelle arterie, e i vasi capillari ne bevvero in maggior copia dell'usato, perchè il naso, ultima Tule del vostro mondo conosciuto, s'imporporò subitamente di gioia.

L'acquasanta fu il ritrovo, l'incontro di tutti i giorni. Lo sconosciuto, da quegli atti di silenziosa servitù, venne alla cortesia delle parole. Come avvenne ciò? Fu egli che le disse: ave, o fu ella che gli rese grazie della sua cura gentile? Non si sa; forse eglino stessi, interrogati di ciò, non avrebbero saputo chiarire come fosse andato il negozio. Basti adunque il sapere che per tal modo incominciarono a barattar parole; rotte frasi da principio, poi brevi dialoghetti come due che imprendano a parlare una lingua imparaticcia; da ultimo conversazioni filate, di cui erano confidenti le viottole circostanti, dall'archivolto dell'orologio delle Vigne, fino all'archivolto dei Boccanegra, donde ella, mutata la consuetudine, veniva a passare, per riuscire sulla via Nuova, dove era il palazzo Vivaldi. E quella strada veniva facendosi a mano a mano più lunga, poichè le gambe erano più tarde, e quei due ne avevano sempre più da sgranellare, innanzi di separarsi, come prudenza voleva, dietro il palazzo Brignole rosso.

Così, a lenti passi e sbrendoli di conversazione, ella seppe che il suo adoratore aveva fatto in sua giovinezza il soldato, e corso mari e terre lontane, dove aveva potuto mettere qualcosa di costa, non molto, ma tanto da vivacchiare senza bisogno di aspettar la manna dal cielo, e da fargli desiderare di non morir solo, come aveva fino allora vissuto. Brutta cosa, esser soli; ma è così dolce poter dire ad un uomo: ecco, tu non sei più solo, poichè io sono con te! Ora se egli non fosse stato solo, la signora Marianna non avrebbe potuto consolarlo; questo s'intenderà senza bisogno di prove. Anch'ella era sola; zitella a cinquant'anni e più; ma il cuore era giovine, e l'amore, che va aliando di continuo qua e là per turbare la pace alle donne, non s'era fino a quel giorno avveduto della sua presenza nel mondo. Basta, egli era finalmente venuto, e al proverbio che dice: «dal farle tardi Cristo ti guardi» risponde l'altro più noto e più autorevole: «meglio tardi che mai». E la signora Marianna accolse l'amore che si presentava a lei sotto le spoglie di Michele Garaventa; lo vide solo, e s'intenerì; lo riconobbe costumato, timorato di Dio, e si squagliò tutta per lui, che era per giunta un bell'uomo, e tale da far crepare d'invidia una dozzina di pulzellone sue pari, quando l'avessero a vedere, lei, la signora Marianna, incedere per le vie di Genova, appoggiata con legittimo orgoglio al braccio di lui.

Ed anche lei, con quella foga confidente che tira le anime amanti a compenetrarsi, a confondersi, anche lei s'aperse tutta quanta a Michele. Narrò come ella fosse, non già vile fantesca, ma governante in casa di un vecchio ecclesiastico, il quale era tutto chiuso ne' suoi studi e nelle sue conferenze religiose, asciutto di modi, un po' bisbetico di umore, ma in fondo un sant'uomo, che lasciava alla sua governante qualche ora di libertà, e le dava sempre del Lei. Questo era l'essenziale, e la signora Marianna amava farlo sapere. La vanità è di genere femminile. E così seguitando, la vecchia innamorata raccontò neppur ella esser danarosa, ma in vent'anni, dacchè ella mangiava il pane altrui, otto de' quali a' servigi del Gallegos, aver fatto qualche sparagno. Non le mancavano insomma le sue tremila lire, onestamente guadagnate, e un forziere di bella e buona biancheria, che a lei donna di garbo, era sempre piaciuta, e certamente piaceva anche a lui, che fin dalle prime le era parso un uomo a modo; se no, non si sarebbe sentita così prontamente tirata a volergli bene, lei che fino a quel giorno ci aveva avuto un sacro orrore per gli uomini; gente senza legge, nè fede, che una donna dovrebbe pensarci su tre giorni e tre notti, innanzi di conceder loro certe piccole libertà.

Verissimo, diceva Michele; e intanto se ne pigliava di grandi. Perchè, bisogna sapere, che quest'ultima parte dei discorsi della signora Marianna non erano più fatti passeggiando per via. Egli, che non beveva più dopo quella sbornia malaugurata dond'erano venuti tanti malanni, ebbe l'avvedutezza di non andare in visibilio per le ricchezze della signora Marianna. Egli non vedeva altro che lei, non amava altra donna che lei; l'avrebbe sposata, come suol dirsi, colla sola camicia, e magari senza; intanto gli usasse misericordia, gli concedesse di vederla, di parlarle, senz'altri testimoni che Dio. Era questa una frase che gli aveva insegnata il Giuliani, e voleva dire in buon volgare che Marianna andasse in casa di Michele. Vedersi e parlarsi per via, come facevano da due settimane, era pericoloso; avrebbe potuto scapitarne ella nel suo buon nome; qualche mala lingua rifischiarne al padrone; e queste erano ragioni di peso che alla signora Marianna fecero rizzare i capegli. Così almeno ella disse, la povera colomba spaventata. Ma andare da lui…. Non era pericoloso egualmente? E il vicinato? E lo star fuori oltre l'ora della messa, non sarebbe parso troppo gran novità al padrone, se fosse tornato a casa e avesse trovato faccia di legno?

Bonaventura era un uomo metodico, vogliam dire ordinato nelle cose sue e fermo nelle consuetudini. Usciva di casa alle undici, e non gli era mai avvenuto di tornar prima delle tre. Ma quello che non era accaduto in un anno, poteva accadere in un punto, e la signora Marianna, anche ignorando il verso latino che lo dice, poteva argomentarlo facilmente. Oltre di che, quelle erano le ore in cui ella dava sesto alle faccende di casa e ammanniva il pasto al padrone. Come avrebbe potuto andar fuori? O non era meglio che lui…. Sì certo, e Michele non se lo fece dire due volte, poichè era ciò che voleva. Così la povera colomba spaventata si tirò in casa l'inimico; l'esploratore d'Israello era, mercè sua, non pure nel campo, ma proprio sotto la tenda del duce filisteo.

«__Amicus Plato, sed magis amica veritas__» ha detto saviamente l'antico; ora, se dicessimo che la era tutt'arte di guerra, faremmo oltraggio a Michele, che c'è amico quanto Platone, e alla verità, che c'è amica più d'ambedue. Quella sbertucciata amorosa fu in lui stratagemma da prima, stratagemma immaginato dal Giuliani, e da lui condotto in ogni più minuto particolare; che del Giuliani erano i panni orrevoli (per dir le cose in Crusca), il cappello di feltro, e perfino il topazio. Ma si deve soggiungere che il commediante pose amore alla parte, ed essendo più sincero riuscì anche più efficace. Aveva cominciato per celia a simular la cottura, e rimase, cotto non già, che sarebbe un dir troppo, ma bazzotto di certo. Che volete? L'amore è appiccaticcio come…. Gli antichi l'avevano trovato, il paragone, e non si peritavano a spiattellarlo; noi, costretti a tanti riguardi, dobbiamo cercarne un altro che non faccia torcere il muso. Eccolo: come la fiamma; appiccaticcio come la fiamma. E Michele, come i lettori già sanno, era di legno stagionato fin troppo. Si vide amato con foga, che mai la maggiore; il gusto di farla da sultano, di spadronare in un cuore di donna, gli parve uno zucchero. E a proposito di dolcezze, di leccornie, la governante era sempre in dare; e senza dire che il cuore avesse da pagare i debiti dello stomaco, un po' di gratitudine doveva pure rispondere a tante cure affettuose. Insomma, se a lui, Michele Garaventa, avessero detto: tu sposerai la signora Marianna, avrebbe risposto: perchè no? la donna è ancora in essere; tutta amorevolezza per me, vecchio barbone; in qualche modo bisogna finire: il diavolo, che è il diavolo, quando divenne vecchio, non si fece egli frate?

Egli dunque, sebbene a modo suo, amava la signora Marianna; intanto ambedue tiravano là, aspettando di poter santificare il pateracchio in __facie Ecclesiae__. Per continuare a parlar latino, diremo che non c'erano ancora le __justae nuptiae__, ma soltanto una specie di __contubernium__. Quelle giuste nozze, alla signora Marianna non metteva conto affrettarle. Perchè? Era certezza del fatto suo? O voleva sperimentare l'amante, innanzi di avere il marito? O temeva, coll'annunzio della sua felicità trovata fuori di casa, di far dare il padrone in uno scoppio di risa? Queste cose non è del nostro ufficio indagare; qui cade in acconcio il «__glissez, n'appuyez pas__» dei Francesi, e noi non scorreremo, sorvoleremo a dirittura, anche sul resto della conversazione bisticciosa, che abbiamo lasciata interrotta pur dianzi.