—Stamani è andato da lui il Ceretti, quella perla di giovinotto che m'avete messo voi per le mani, ad offrirgli di comperar lui la Montalda. Lo ha accolto come si accoglie il salvatore; ma quando ha udito che il Ceretti non intendeva spender più di quarantamila lire, gli son cadute le braccia. Se avesse venduta la Montalda per centomila, egli non avrebbe fatto quella accoglienza al Ceretti, che non conosce punto. Questi, poi, m'ha narrato che il marchesino aveva l'aspetto abbattuto e gli occhi rossi, come un uomo che ha passata la notte a piangere….
—O a vegliare.
—Torna lo stesso. Se ci avesse i denari, avrebbe dormito saporitamente.
—Capisco,—disse Bonaventura, crollando il capo in atto di assentimento,—che il Montalto riuscirà a fare secondo le vostre speranze. Questa almeno va bene!
—E le altre no?—chiese il Collini.
—Ne dubito;—rispose mestamente il gesuita.
—O come? Io, notate, padre mio, non sento questo gran bisogno di sposar la ragazza, sebbene, a dirvi il vero, la mi vada maledettamente a genio, anche senza il pensiero della grassa dote che m'avete promessa….
—Meno male!—interruppe Bonaventura.—Non siete schizzinoso, voi!
—No, rendo giustizia alla sua bellezza. E tuttavia, ve l'ho detto, non ne ho quella gran voglia. Ma come non s'avrebbe ella a piegare, se voi ci siete, padre mio, e se la faccenda è nelle vostre mani?
—Ho certi presentimenti!…—disse il gesuita.