—Che? il commercio è fatto così;—rispose prontamente il sensale:—uno perde, un altro guadagna, e la ruota gira. Del resto il mercante ne ha di grosse partite in magazzino, e bisogna bene che le venda. Siamo a mala pena in settembre, e i nòccioli potrebbero calar di prezzo.—
Per tal modo chetati gli scrupoli del compratore, la cambiale passò nelle mani del capitalista, e la mercanzia fu allogata in un magazzino pigliato a bella posta in affitto dal giovine. Il confettiere vide allora la merce, e guardò in volto quei due, in aria di chiedere se avessero voluto dargli la baia.
—E che debbo io farmene di questa roba?—gridò egli finalmente, vedendo di aver dinanzi non un canzonatore, ma un canzonato.—Si dice nòccioli, ma s'intende anime; questi nòccioli vanno prima stiacciati; poi comprerò le anime, al prezzo che ho detto.—
E se n'andò, brontolando pel tempo che gli avevano fatto perdere; mezz'ora dopo rideva come un matto.
La gherminella dispiacque al nostro giovine, rimasto padrone di venti quintali di nòccioli; ma che farci? Bastonare il sensale? Questa era l'unica vendetta che potesse pigliarsi; e già gli prudevano le mani. Ma il sensale, vista la mala parata, si buttò ginocchioni; giurò d'esser stato ingannato anche lui, e colla promessa di trovar gente che si fosse acconciata a stiacciare i nòccioli perchè si potesse trar profitto dell'anime, cansò le legnate.
I nòccioli furono stacciati; ma, come i lettori facilmente argomentano, la rammendatura fu peggiore dello strappo; e il giovanotto ebbe da aggiungervi la paga delle donne e dei ragazzi che lavorarono, di martello sui nòccioli, e di dente sull'anime.
Di tal fatta erano stati i negozi del banco Cardi Salati e C. ne' primordi della sua esistenza; nè tralasciò mai di farne altri consimili, quando gliene venisse il destro, sempre, s'intende, coll'artifizio dei prestanome, che ne aveva sempre parecchi a prosperargli dattorno. In apparenza praticava l'usura modesta, la urbana rapina, e aspirava a più gloriosi destini. Usciremmo dai confini segnati al nostro racconto, se raccontassimo ciò che ne avvenne di poi; i lettori si contentino di sapere che or non ha guari il signor Cardi è stato fatto cavaliere, e il signor Salati grida che la è una ingiustizia, che il governo ci ha due pesi e due misure, che lavora a mettere a discordia tra i fedelissimi sudditi, e via discorrendo. Ora, anche senza seguire il signor Salati in tutte le sue invettive, e a non dargli che una parte di ragione, ben si può ammettere che ci sia stato un pochino di parzialità, perchè la croce se la meritavano tutt'e due ad un modo.
Per tornare al racconto, il banco era aperto; ma il __sancta sanctorum__ che abbiamo accennato più sopra, era chiuso da dentro; indizio certo che c'era qualcheduno. E questo qualcheduno era il signor Salati, un ometto sui quarantacinque, o in quel torno; grasso, rubicondo, colla faccia liscia come una mela cotogna (il che potrebbe dispensarci dal dire che si faceva radere tutti i peli del viso), calvo sul cocuzzolo del cranio, ma coi capegli ravviati sulle tempie, per modo che parevano venire a cercare le sopracciglia, per dar loro il buon dì; ornato finalmente di due occhietti azzurri e sempre in moto, che dinotavano il candore dell'anima e la contentezza d'una vergine coscienza. Due manichini di tela nera che gli coprivano le braccia, a custodia delle maniche del soprabito, mostravano com'egli avesse cura della sua roba. E così pulito, modesto, rubicondo, levigato e paffuto, il signor Salati ci aveva l'aria d'un cassiere, degno della più ragguardevole casa, e della più ragguardevole cassa del nostro commercio. Andate a credere alle apparenze! Oramai quelle stereotipe figure d'usurai, dagli occhi grifagni, dal naso adunco, dalle dita adunche, e tutto il resto __idem__, come ne' contrassegni d'un passaporto, alle quali ci avevano assuefatti gli antichi romanzieri, vanno lasciate da banda. Siamo nel secolo delle vaporiere e dei telegrafi; le distanze spariscono, anche quelle tra galantuomini e birbe.
Che cosa faceva il signor Salati, chiuso là dentro? Era solo, abbiam detto, ma solo, s'intende, di persone viventi, di nati dalla costa d'Adamo; che del resto egli non era, o per meglio dire non gli pareva d'esser solo, poichè stava facendo i convenevoli ad una numerosa brigata d'amici. Ed erano tutti d'una forma, gli amici suoi, schierati in bell'ordine su d'una scrivania, la cui coperta di tela incerata faceva spiccar meglio la loro candidezza nativa. Dopo questi ragguagli, sarebbe quasi da tacersi che erano biglietti della Banca nazionale, e biglietti da mille.
Come son cari gli amici! E come giungono, quando meno s'aspettavano, altrettanto più grati! E il signor Salati li contemplava da una giusta distanza, li passava contento in rassegna, come Federico il grande i suoi reggimenti; poi s'accostava a palparli amorevolmente, e a guardarli attentamente di rincontro alla luce della finestra, non già per sincerarsi della loro autenticità (che li sapeva venuti di buon luogo) ma per non saper resistere ad una vecchia consuetudine. È li guardava per ogni verso, e li tornava a riporre; dava una giravolta sui tacchi, giungeva in fondo alla camera stropicciandosi le mani, indi tornava a contarli e sorrideva. Uomo felice!