—Vi contento subito, purchè mi lasciate parlare. Al tocco mi son mosso di qui per andare dai fratelli Teirasca, come mi avevate raccomandato di fare. La vuol finir male, dicevo tra me. Il Marsigli non sa nulla; il Montalto non ha quattrini, e que' signori mi rideranno sul muso. Ma lasciamo anche stare la trista figura che io ci farò, di capitalista corbellato; si avranno a far delle spese; bisognerà pigliarsi la noia di andar per giustizia, e i denari, arrivedelli! Metteranno quel giovinastro in gattabuia; bel guadagno! Il nostro Collini ci avrà perso sessanta mila lire.

—Le perdevo del mio!—interruppe il Collini.

—Lo capisco; anzi, a dir vero, non perdevate nulla, poichè l'altro negozio delle case l'avete fatto voi, e ci avete guadagnato ben altro. Comunque sia, poichè il guadagno non conta, ecco sessantamila lire andate al diavolo, dicevo tra me, nel mettere il piede in quel vasto cortile del palazzo Teirasca. Un bel palazzo, Collini! Dicono che sia di Galeazzo Alessi. Uno stupendo edifizio, in fede mia, e può valere cinque volte questa somma che ci è capitata per miracolo. Quando l'avremo noi, un palazzo come quello, da metterci il banco Cardi Salati e compagno? Basta; salgo le scale, entro nell'anticamera del banco Teirasca, e mi affaccio alla cancellata.—In che possiamo servirla? mi domanda un giovinotto di pelo rosso come voi.—Son venuto, rispondo, per vedere se Luciano Marsigli ha fatto provvigione di denaro a questo banco, per pagare quattro obbligazioni che scadono domani, quindici ottobre.—L'altro mi guarda un tratto, con certi occhi che paiono volermi passare fuor fuori. Hanno a ridere de' fatti miei! dico io tra me e me; coraggio, Salati, e passiamo pure per un merlo spennacchiato. Ma ecco che il mio uomo, altrettanto cortese nei modi, quanto m'era parso ironico nelle sue guardate, mi domanda: Ha Ella le cambiali di questi signori? Eccole. E cavato di tasca il portafogli, metto sott'occhi al signorino i quattro pagherò del Marsigli. Me li guarda attentamente, li ripone su d'uno scaffaletto, e accennandomi un altro lato della sala, mi dice colla sua vocina di flauto: I denari ci sono, e si pagano a Vossignoria fin d'oggi, tanto perchè non si pigli la briga di rifar le scale domani.—Argomentate il mio stupore; mi pareva di sognare. Intanto il giovinotto mi addita la cassa, all'altro lato della sala, e ad alta voce comanda al cassiere di consegnarmi cento biglietti da mille, salvo che (aggiunge egli) non mi torni più comodo aver la somma in oro.—Non occorre, rispondo io; la carta fa meno ingombro. E lì, tra i sorrisi del signorino e gl'inchini del cassiere ad ogni biglietto che sfoglia, intasco centomila lire, e me ne vado, non senza correr risico di sfondar l'invetriata, nello andare a ritroso, come le ballerine quando ringraziano il colto e l'inclita.

—Maledizione!—urlò il Collini, che si era contenuto fino a quel punto, per sentire tutti quei particolari.—Tutto ciò è strano, assai strano. Donde l'ha avute, quelle centomila lire? Ma che dico l'ha avute? Donde l'hanno avute i Teirasca? Perchè egli di certo non le ha snocciolate….

—A caval donato non si guarda in bocca,—sentenziò placidamente il Salati.—Abbiamo fatto un negozio stupendo. Di sessantamila abbiamo centomila in due mesi; abbiam messo il nostro denaro, se la memoria non mi gira nel manico, all'interesse del dugenquaranta per cento. L'andasse tutti i mesi così! Ma purtroppo, si dà il più delle volte del naso in certi spiantati, in certi matricolati furfanti, che a far saldo con loro, ci si rimette quel po' di guadagno su cui s'era fatto assegnamento.

—Oh voi non vedete altro che il guadagno!—brontolò il Collini, che andava a passi concitati su e giù per la camera.

—E per che cosa ci siamo noi uniti in ragion di commercio, di grazia?—dimandò candidamente il Salati.

Il Collini gli rispose con una crollata di spalle, e continuò borbottando la sua passeggiata.

—Ma scusatemi, veh!—proseguì l'altro, che non sapeva capacitarsi di quella stizza del compagno.—Poco fa, ho creduto che fosse meraviglia, e mi parve naturale. Anch'io, flemmatico come sono, ce ne ho avuto il mio quarto d'ora. Ma adesso io non v'intendo più. Che cosa sono queste smanie? O che, facevate forse il conto di non essere pagato?

—Sicuramente!—gridò il Collini, piantandosi sui due piedi in faccia al collega, che rimase con tanto d'occhi a guardarlo.—Allorquando voi altri non volevate scontar le cambiali senza aver prima riconosciuta la firma di Luciano Marsigli, non vi avevo io detto….