—Sì, lo ricordo benissimo;—interruppe il Salati.—Ci avete detto che non occorreva; che anzi avevate il dubbio che la firma del Marsigli non fosse autentica, ma che a voi non importava nulla, poichè c'era la firma del marchese di Montalto. E poichè ci vedeste nicchiare, avete aggiunto: scontiamo le cambiali; se ci sarà da perdere, mettete la somma a mio debito. Vedevate più lontano di noi, e il banco vi ha molta gratitudine. Che colpo d'occhio, Collini! Con voi faremo miracoli; ancora due anni di buon incontro come questo, e potremo metterci nell'alte imprese bancarie.

—Ma non intendete voi che io le volevo perdere, quelle sessantamila lire?

—Perderle? e perchè?

—Il perchè lo so io. E adesso, la vendetta m'è sfuggita di mano, e quel burbanzoso ha cansata la galera.

—Capisco,—disse il Salati,—che se le centomila lire non c'erano, egli ci passava rasente. Ma alla fin fine, meglio così; l'amico si è mostrato buon pagatore.

—Non dicevate così, per lo innanzi!

—E mi disdico; l'ho oramai per un uomo a modo. Se càpita un'altra volta a chiedere una somma ad imprestito, poniamo anco diecimila lire, gliele dò di mio capo, al medesimo interesse. Credete a me, Collini,—soggiunse l'ometto rubicondo e paffuto,—la vendetta è una vivanda saporita; ma i denari son più gustosi ancora. Io so bene; ricordo quella vostra rabbia dell'inverno passato; ma, in fede mia, vi credevo più sano di mente. Quando egli ha dato nella ragna, e voi ci avete proposto di sbocconcellarcelo in compagnia, ho detto tra me: il Collini è un filosofo che capisce il suo tempo. Difatti, non si ammazza più nessuno, oggidì; le vendette rumorose non sono più in voga. Questi giovinotti inesperti hanno la spada in pugno; noi le loro cambiali in tasca. Questa è la vera botta dritta, che va al cuore, ma passando per la via della borsa. Credete a me, Collini; il denaro del nemico ha più sapore che non il suo sangue. Pigliate i denari al nemico, ed è un uomo spacciato. Ve lo dice anche il Savio __«Homo sine pecunia est imago mortis»__.

—Siete un asino, voi!—rispose furibondo il
Collini.

E pigliato il cappello, se n'andò via a precipizio, tirandosi dietro con grande strepito l'uscio del __sancta sanctorum__.

—Asino! asino a me?—fischiò, digrignando i denti, l'ometto paffuto.—Te lo darò io l'asino, tra due mesi, alla stretta dei conti!—