E perchè Ginevra le aveva risposto, ridendo, facessero pure, poichè ella si tratteneva un mese a Parigi, e il marchese di Montalto, dal canto suo, avrebbe potuto rimanervi a sua posta, la viscontessa aveva detto tra sè: __Toujours la même, cette pauvre Geneviève, belle et froide comme un beau marbre de Paros! Ces Italiennes! Dieu leur donne la beauté: et elles n'en savent que faire__. Come si vede, la viscontessa dal collegio in poi, aveva fatta molta più strada che non la sua __petite madone italienne__.

Quelle erano le dolenti note del cuor di Aloise; nè vogliamo ora tornare su cose già dette, narrando per filo e per segno tutti i patimenti del giovine, le sue angosce d'ogni mese, d'ogni giorno, d'ogni ora. Dei dissesti della sua fortuna è già noto quanto occorre, e i lettori intenderanno agevolmente come le sue pazze spese fossero state tali da dar fondo a ben più ragguardevoli patrimonii e meno sprecati, venduti a stracciamercato del suo.

La scadenza del 15 ottobre si avvicinò, senza che egli avesse trovato il modo di far onore all'impegno. Gli avevano fatto sperare fin da principio una rinnovazione di cambiali, e lo avevano ingannato. Egli si era proposto di vendere la Montalda, e quel negozio, messo accortamente in piazza, trattato apertamente da sensali di mala fama, gli fruttava proposte ridicole. Andare dal nonno a chiedere aiuto? La sua dignità non lo consentiva. Di amici a cui far capo, non aveva altri che il Pietrasanta; ma questi era figlio di famiglia, e il suo credito presso gli usurai non andava fino a quella somma. Così giunse l'antivigilia, senza che egli avesse provveduto a nulla, nè più sperasse di poter provvedere.

—Orbene,—pensò egli,—farò posdimani quello che tanto e tanto avrei fatto qualche giorno dopo. La Montalda pagherà profumatamente il mio creditore. Gli sciocchi diranno che l'ho finita pei debiti…. Dicano pure; che importa a me delle ciance loro? Mi venivano a nausea quando mi davano lode; il biasimo loro non mi farà dormire meno tranquillo il mio ultimo sonno.—

Fatta questa deliberazione, si sentì più libero da quel lato. La sera andò dalla marchesa Ginevra, ma senza aver agio a dirle una sola parola che non fosse di cerimonia. L'imminenza della morte gli avrebbe dato quella sera l'ardimento d'un supremo colloquio; ma c'era conversazione fiorita; il De' Salvi, il Cigàla, Riario, c'erano tutti, perfino il lezioso De' Carli. Egli fu quella sera più cupo del solito, di una tristezza, di una mala grazia senza pari. Ginevra, poi, vedutolo così accigliato, stette anche più del consueto sulla sua, e lo trattò freddamente. Con tutta la loro acutezza, le signore donne, quando le si mettono sul puntiglio, non ne indovinano una.

Quando sentì di non poter più sopportare il martirio, si alzò dalla scranna, e partì, dopo aver toccata a mala pena la mano di lei. Ed era l'ultima stretta di mano. Nè ella lo intese; non mostrò neppure di maravigliarsi della sua partenza; lo salutò tra un motto che le diceva il Cigàla e una risposta che ella stava per dargli. Povero romanzo, come andava egli a finire! Goffredo Rudel si recava in disparte a morire, senza il bacio consolatore della contessa di Tripoli.

—Meglio così!—aveva egli detto, uscendo da quella casa malaugurata.—Meglio così! Oh, come mi pesa la vita!—

Ed era per l'angoscia di quell'ultimo saluto, per la notte travagliata che ne seguì, che Aloise fu visto così abbattuto dell'aspetto ad Arturo Ceretti, a quell'Adone da dozzina, che gli era stato mandato esploratore dal Collini, nella mattina seguente. Aloise pensava alla scadenza delle cambiali come si pensa alla fame, al freddo, quando il corpo sente gli stimoli dell'una e l'impressione dell'altro, cioè a dire per mera necessità del suo stato. Del resto egli non aveva altro pensiero che quello di dar sesto a tutte le sue faccende, di ardere i suoi manoscritti, le sue carte, ogni nonnulla che di lui potesse rimanere ai superstiti, e di andarsene alla Montalda, dove aveva fatto conto di finirsi.

Però, già colto dall'ansia febbrile de' suoi ultimi apparecchi, già invaso da quello spirito feroce che fa considerar la morte come un bene, non diè neppur retta al Pietrasanta, quando questi venne da lui per dirgli che aveva una speranza, che avrebbe fatto capo a qualcheduno per trovare la somma bisognevole, e che più tardi sarebbe tornato a dargliene novelle.

Per la prima volta dacchè erano amici, Aloise fu lieto di vedere il Pietrasanta andarsene via. Libero finalmente d'ogni molestia di discorso, si diede tutto alla sua opera di distruzione; la quale egli non interruppe nemmeno, allorquando venne il servitore a portargli una lettera.—Deponila sul tavolino;—gli disse, e continuò il suo lavoro.