Poco stante, vuotata e rassettata la scrivania, vide la lettera, e la prese tra mani. La rivoltò, e pose gli occhi al suggello; ma lo stemma che vi scorse impresso in ceralacca turchina, non gli ricordò nessuno di sua conoscenza. Allora chiamò il servitore.
—Chi ha portato questa lettera?
—Un servo in mezza livrea; perciò non ho capito di che famiglia fosse.
—Sta bene; vattene.—
E mentre il servitore se ne partiva, aperse la sopraccarta. Ma in quella che ne cavava un foglio di carta inglese vergata, scapparono fuori quattro foglietti più sottili e più brevi sparpagliandosi sul pavimento. Aloise si chinò per raccoglierli; erano quattro cambiali, quelle medesime cambiali che portavano a tergo la sua girata, e che dovevano esser pagate il giorno seguente.
Non istaremo a descrivere la meraviglia, o, per dire più veramente, lo stupore di Aloise. Deposte le cambiali sulla scrivania corse cogli occhi allo scritto; ed ecco ciò che egli lesse:
«Di casa, il 14 ottobre 1857.
«<i>Signor Marchese</i>,
«La S. V. non vorrà, io spero, togliere in mala parte che un ignoto si pigli arbitrio di mandarle queste quattro cambiali. Esse gli vennero in mano mentre egli, udito che la S. V. aveva in animo di vendere un castello che ha nome dalla nobil casata dei Montalto, si disponeva a profferirsi compratore, e a pregarla di accennargli i suoi patti.
«Ora, se la S. V. è davvero in questo proposito, voglia ritenere queste cambiali a conto di quella maggior somma che Le parrà conveniente di indicare, come prezzo della Montalda, e assegnare il giorno e l'ora per firmare il contratto con chi si reca a gran pregio di potersi profferire della S. V. divotissimo