—Parlate del Garasso?—chiese Lorenzo.
—Di lui per l'appunto. Lo cercavo da un pezzo, per cavarmi una certa voglia dalle dita; ma sì, piglialo! Il mio uomo doveva fiutarmi da lontano. Per sua disgrazia, mentre sfuggiva da me, inciampò nei birri, che avevano un altro conticino da aggiustare con lui. Si figurino che costui teneva il sacco ai ladri; i suoi compari, caduti nelle mani della giustizia, hanno cantato, e l'amico ciliegia ha dovuto andarli a raggiungere. Vedano un po' con che razza di gente io m'ero imbarcato! Sono un asino, sì, un asino, sì, un asino calzato e vestito; e quando penso a tanti guasti cagionati dalla mia balordaggine….
—Eh via, Michele, non vi buttate a' cani in questo modo!—interruppe il Giuliani.—Io vi ho veduto alla prova, rimediare strenuamente al mal fatto, e mi vien voglia di paragonarvi alla lancia d'Achille.
—Che, mi burla? Una lancia, io? Sdruscita, sì, forse; ma se il personaggio ch'Ella dice ne aveva una simile, giuro che non s'è mosso da riva.—-
Questo era un bisticcio, e fu salutato da una risata universale. Ma il buon Michele non l'aveva fatto a posta, chè non era forte di studi, e ci aveva per giunta l'inimico in corpo, che, come i lettori già sanno, gliele faceva dire più grosse del solito.
Poco stante, il nostro Michele ebbe licenza di tornarsene ai dolci vincoli dell'Imeneo. Anche il Pietrasanta, l'Assereto, il Giuliani e il Mattei, allegro quartetto di scapoli, pigliarono il largo, dopo aver promesso ad Aloise che sarebbero andati il giorno seguente ad accompagnarlo allo scalo della ferrovia. A sua volta, la marchesa di Priamar, stretti al seno quei due, che ella poteva, innanzi al duca e ad Aloise, chiamar liberamente suoi figli, uscì da quella casa in cui aveva passato il primo giorno veramente lieto della sua vita. Il duca di Feira, da quel compito cavaliere che era, volle accompagnarla fino al suo palazzo; della qual cortesia non è a dire com'ella gli fosse grata. La povera madre sentiva il bisogno di essere sola con lui, per ringraziarlo, per aprire il suo cuore a quell'angiolo salvatore di sua figlia e di lei, a quell'autore di tutte le sue contentezze.
—Ella è felice. Povera madre! Era tempo;—andava egli dicendo tra sè, nel ricondursi a casa.—Felici tutti, per me. Ed io?…—
Il pensiero del mesto gentiluomo corse alla Montalda, presso quella tomba solitaria in cui riposava la salma della donna adorata.
—Salvar tuo figlio, Eugenia, e poi ricongiungermi a te nella morte; questa sarà la ricompensa di Cosimo.—
Intanto Aloise, rimasto solo con Lorenzo e Maria nel salotto del duca, s'era lasciato cadere sfinito su d'una scranna.